“il virus corre veloce. La politica regionale e’ lenta”

“Sul fronte del virus, anche in Molise la situazione è seria, molto seria. Ma non sembra che, chi dovrebbe prendere in mano la situazione, se ne avveda. Sperando, forse, che tutto prima o poi si sistemi da sé. Sono anni che così si procede da noi, fra irresponsabilità e fatalismo, perché mai questa volta dovrebbe andare diversamente?” Amara denuncia, quella della Boccardo, che torna, come periodicamente fa, sul tema della sanità molisana malata, al collasso praticamente. “In questa seconda ondata, salgono i contagi ovunque e questa volta la corsa del virus non risparmia neppure il Molise. Se questo trend continuerà anche nelle prossime settimane, la fase di ‘contenimento’ dell’epidemia sarà sempre più complicata. Cresce pertanto la preoccupazione tra gli operatori sanitari che a breve saranno inondati dall’ulteriore sovraccarico della stagione influenzale. Serve, URGENTEMENTE, un potenziamento dei servizi territoriali – nostra vera carenza strutturale – e rendere ancora più efficienti le attività di testing e tracing (in buona sostanza i tamponi ed il tracciamento dei contatti avuti da chi risulta positivo).”

“A 8 mesi dall’emergenza– continua l’analisi della leader della UIL – sembra che non si sia ancora imparata la lezione: i lavoratori lamentano la carenza dei dispositivi di protezione e non si conosce ancora qual è la situazione per i vaccini al personale sanitario. Nel frattempo, fra la popolazione crescono preoccupazioni e lamentele per il mancato potenziamento delle USCA, le unità speciali di continuità assistenziale, nate con il compito di seguire i casi sospetti o conclamati di Covid-19 direttamente a casa. Ancor più fallimentare, nella nostra regione, l’operazione per assumere infermieri di famiglia, prevista a maggio dal decreto rilancio. Queste nuove figure professionali dell’ambito sanitario,assunte per rafforzare il territorio e diventare una nuova figura di riferimento per le famiglie, avrebbero potuto essere ulteriormente incrementate grazie alle disponibilità economiche messe a disposizione dal decreto. Ma da noi, a tutt’ora, poco si è fatto.  Il Molise è in ritardo  anche rispetto ai posti letto per terapie intensive: sono 26 i posti che non sono stati ancora attivati, nonostante i ventilatori siano stati inviati e altri siano disponibili, come dichiarato alla stampa dal commissario nazionale Arcuri.”

Di tutto questo ci si dovrebbe occupare, su questi temi ci dovrebbe essere un confronto ed un dibattito in corso. Ma così non è, fa rilevare la Segretaria generale della UIL Molisana. “Continua, purtroppo, l’assenza di un reale confronto della Regione con gli operatori sanitari che operano in prima linea. La Regione non ha fornito risposte alle richieste avanzate dal sindacato, in particolare per quanto riguarda la necessità di un immediato incremento degli organici tramite assunzioni in grado di rafforzare il sistema sanitario regionale pubblico. Con il rischio che, in questa difficile fase nella quale vanno potenziati i servizi per l’emergenza e si potrebbe dover sopperire alle assenze di personale positivo sintomatico, la carenza di personale spinga la regione a sospendere nuovamente le attività non urgenti.”

Per questo, anche per questo, la Sindacalista della UIL ribadisce la richiesta da tempo avanzata unitamente a CGIL e CISL: “convocare tavoli permanenti di confronto sindacale sulla gestione dell’emergenza e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a livello regionale ed aziendale. Per garantire che la sanità non vada in crisi, serve individuare senza ulteriore ritardo percorsi che consentano d’investire subito in assunzioni, strumentazioni e spazi e conoscere i nuovi Piani d’emergenza.”

Dipendenti pubblici, Boccardo: “I più presenti sui posti di lavoro, ma tuteliamo la loro salute”

La UILPA nazionale, che si si occupa dei lavoratori delle PA, osserva quanto sia preoccupante l’aumento dei casi di positività al Covid-19 che si sta registrando negli uffici pubblici. Questo anche a causa di una fondamentale difficoltà nel gestire l’emergenza nei luoghi di lavoro. Rientri di personale mal coordinati, sanificazioni e fornitura di DPI assenti, noncuranza e superficialità nel gestire situazioni di emergenza conseguenti ai casi di positività. Così la Segretaria della UIL Molise Tecla Boccardo che sottolinea come “Rispetto al protocollo sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali e dal Ministro della Pubblica Amministrazione, che prevede di concordare i percorsi con le rappresentanze dei lavoratori, sono ancora troppe le Amministrazioni reticenti che, oltre al tentativo di imporre decisioni unilaterali, si stanno rivelando non all’altezza di governare le situazioni di emergenza e protezione”.

 

La questione,  prosegue Boccardo , riguarda da vicino anche i dipendenti pubblici molisani che restano in attesa, nelle singole realtà lavorative, di indirizzi più chiari, parametrati sulle necessità, sulle esigenze e sulle strutture, compresa la riorganizzazione funzionale in smart working.

In alcuni uffici, ad esempio, si è arrivati alla mobilitazione del personale proprio perché non si intravedono soluzioni alle legittime richieste del personale.

Come UIL, a ogni livello, abbiamo più volte avuto modo di sottolineare che l’Italia nei mesi del lockdown ha funzionato anche grazie a questi lavoratori e ricordiamo la  lor volontà  che dallo Smart working sono rientrati in servizio, considerata la grande importanza e responsabilità della macchina pubblica in una fase emergenziale come quella che stiamo attraversando. Ma a patto che restino ferme le necessarie condizioni di sicurezza e di tutela della salute, non soltanto per i dipendenti ma anche per i cittadini.

 

Dunque, anche alla luce dell’attuale situazione di incertezza, con un futuro ambiguo rispetto all’andamento del virus e dei contagi, senza contare il prossimo arrivo dell’influenza stagionale, urge programmare nel dettaglio il rientro e le turnazioni dei lavoratori, con le relative  modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative, per la pianificazione delle operazioni di sanificazione, di distribuzione dei dispositivi individuali di protezione e soprattutto dell’impostazione degli interventi necessari nell’eventualità di insorgenza di casi di positività.

 

E proprio sull’impatto dello smart working nel Pubblico impiego, ricorda Boccardo, rileviamo grazie ad un nostro studio nazionale che poco più del 16% dei dipendenti pubblici ne ha beneficiato,  contro il 58% delle grandi imprese, rimarcando come questo istituto abbia interessato in modo prevalente il mondo del lavoro privato.

Oggi però, è necessario adoperarsi per ottenere risultati concreti ed efficienti in termini di funzionalità della Pubblica Amministrazione, anche con riferimento all’applicazione e individuazione chiara e immediata delle funzioni attivabili in Smart Working, il quale necessita di regolamentazione e di dotazioni strumentali appropriate oltre che un’idonea formazione.

 

Stiamo entrando in una fase di ulteriori limitazioni, per evitare di ricadere nelle circostanze di aprile.

Ebbene, considerato che la macchina della PA non può permettersi rallentamenti nella fase di rilancio del paese e i suoi dipendenti – per quanto continuino comunque a essere additati tra privilegiati nonostante questa forte testimonianza di dedizione e responsabilità resa ai tempi del COVID – chiediamo che chi ha potere decisionale, a ogni livello, si assuma le proprie responsabilità e metta in campo strumenti idonei.

 

Il sindacato, conclude la leader della UIL,  è pronto a discutere e ridisegnare ogni percorso utile affinché i lavoratori pubblici siano tutelati e messi nelle condizioni di continuare a operare in sicurezza o se necessario da casa, al pari di qualsiasi altra categoria di lavoratori.

Sicurezza degli operatori sanitari: “Lo Stato approva una Legge, dalle Istituzioni molisane mai un cenno”

“Da sempre la sicurezza e la tutela dei diritti dei lavoratori delle Pubbliche Amministrazioni e’ stata al centro della nostra azione sindacale, anche attraverso una petizione di due anni fa per una proposta di legge intitolata “SICUREZZA NEI POSTI DI LAVORO CONTRO LE AGGRESSIONI AL PERSONALE DIPENDENTE” che ci vide impegnati nella raccolta di firme dinanzi i presìdi ospedalieri, anche molisani”.

Così la Segretaria generale della UILFPL Molise, Tecla Boccardo, facendo eco alle dichiarazioni nazionali della categoria.

“Le nostre richieste, perpetrate negli anni, sono state sempre chiare: la rivalutazione del valore della figura dell’operatore sanitario al pari di un pubblico ufficiale, garante di un servizio quale il diritto alla salute; l’istituzione di Comitati per la sicurezza con il compito di segnalare e proporre strategie per prevenire le aggressioni al personale; la modifica dell’art.61 del codice penale, che prevedeva pene più gravose per chi commette violenza ingiustificata a danno degli operatori; punti fissi di Polizia nei presidi ospedalieri e servizi attivi di video-sorveglianza.

Ebbene, dopo mesi di battaglie di qualsiasi ordine e a diversi livelli, tutto questo è  FINALMENTE LEGGE!”

 “ll Parlamento, spiegano dalla UILFPL,  ha approvato il Disegno di Legge che punisce con la reclusione da 4 a 10 anni (per lesioni gravi) e da 8 a 16 anni (per lesioni gravissime) e con sanzioni da 500 a 5 mila euro chi si rende responsabile di aggressioni verso gli operatori del settore sanitario e socio-sanitario. Non solo, la legge prevede anche protocolli operativi con le forze di polizia per garantire interventi tempestivi e l’istituzione di un “Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie” presso il Ministero della Salute con lo scopo di monitorare gli episodi di violenza ed eventi sentinella che potrebbero degenerare in episodi violenti.

Con la nuova Legge viene inoltre istituita la “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari.

Una battaglia vinta insieme ai nostri rappresentanti sindacali sui territori e alle migliaia di lavoratori e lavoratrici che hanno da sempre sostenuto, insieme a noi, la necessità di mettere fine alle violenze e alle aggressioni sui posti di lavoro.”

Prosegue Boccardo: “La battaglia della nostra categoria, condotta anche in Molise, ha ottenuto finalmente uno strumento legislativo  per difendere gli operatori.

Mentre lavoravamo su fronte nazionale, a livello locale chiedemmo alla politica e all’Asrem di attivare un monitoraggio e un maggior presidio e controllo delle guardie mediche, spesso confinate in zone periferiche,  ma sempre senza un minimo riscontro.  

Oggi siamo soddisfatti comunque, perché dopo aver affiancato la battaglia nazionale per ottenere una legge ad hoc,  abbiamo anche sensibilizzato a livello territoriale sulla nostra idea di sicurezza per gli operatori della sanità e finalmente un risultato si è raggiunto. Un ottimo risultato!

Conclude la Segretaria: “Ringraziamo chi ha inteso sposare questa causa a livello nazionale, ma purtroppo lo stesso non possiamo fare sul territorio nei confronti di chi dinanzi alle aggressioni e alle nostre sollecitazioni ha voltato la testa, special modo quando a subirle sono state  donne, spesso sole nelle guardie mediche, vittime anche di violenza e colpevoli “solo” di svolgere la loro missione”.

Ripartire dal Lavoro – CGIL, CISL e UIL il 18 settembre ad Isernia

Dopo l’iniziativa del 29 luglio scorso tenutasi in piazza Santi Apostoli a Roma,
Notte per il Lavoro”, il sindacato unitariamente torna in piazza in tutta Italia.
Purtroppo le tante questioni che aspettano risposte dal Governo ancora non sono state
adeguatamente affrontate e i cittadini non possono più attendere.
Oggi è iniziato l’anno scolastico tra incertezze, timori e tante contraddizioni rispetto alla riapertura delle scuole, l’assegnazione delle cattedre, in attesa di conoscere come la Ministra intenda avviare i concorsi. Una inammissibile confusione normativa, da deficit occupazionale e da carenze strutturali, dovuta anche alla negazione di un confronto con le organizzazioni sindacali, che sicuramente avrebbe aiutato la ricerca di soluzioni adeguate.
Attendiamo una decisa azione specifiche rivolta alle le fasce più deboli, attraverso azioni
specifiche per le persone non autosufficienti, per i meno abbienti e per i pensionati di questo Paese che continuano a pagare gli effetti di una crisi senza precedenti.
Aspettiamo, poi, se le parti datoriali porteranno a conclusione le procedure di rinnovo
dei contratti. Una questione spinosa, in taluni casi inammissibile e irrispettosa, che
interessa milioni di lavoratori di tanti settori che da anni attendono un adeguamento
contrattuale.
Proprio a tal riguardo, l’incontro che i Segretari generali di CGIL Cisl e UIL hanno
avuto con il Presidente di Confindustria è stato chiaramente indicativo sul futuro delle
relazioni che il sindacato porrà in essere:senza il rinnovo dei contratti non può esserci
un dialogo serio e proficuo.
A questi e altri temi, non ci sono state risposte da parte del Governo, che ha varato
circa un mese fa il Decreto Agosto, dove nonostante le tante attese e speranze riposte, si sono riscontrate pochissime luci e molte ombre.
Oggi, siamo ancora in una fase di crisi, in un contesto sociale difficile, condizionato da
un immobilismo politico che non lascia intravedere un impegno concreto rispetto alla
necessità di operare scelte condivise in grado di cogliere le opportunità che le risorse
europee, Recovery Fund e lo stesso MES, sarebbero in grado di realizzare.
Servono nuove risposte in particolare per giovani, donne e pensionati che in questi mesi hanno pagato, più di altri, per la mancata pianificazione di misure in grado di garantire un supporto concreto.

In questo contesto e per questi motivi CGIL, CISL e UIL hanno confermato per il
prossimo 18 settembre una Giornata di Mobilitazione Nazionale che sarà caratterizzata
da iniziative territoriali in tutte le regioni italiane, dal titolo: “RIPARTIRE DAL
LAVORO”.

Le iniziative regionali saranno organizzate di mattina e sarà previsto un numero
definito di posti a sedere per tutti i partecipanti, per garantire il rispetto delle
normative vigenti per il contenimento del Covid.

In Molise la sede indicata per l’iniziativa dalle Segreterie regionali è Isernia.

 

 

 

Molise: dove le opportunità vere … non interessano

“A Roma pensano in grande, peccato che da noi ci si arrabatti quotidianamente nelle nostre piccolezze. E ci sia, soprattutto, distrazione. Rischiamo così di perdere la più grande opportunità di aiuto alla crescita che in Italia ed in Europa sia mai passata.” Così Tecla Boccardo, leader sindacale, che guarda con interesse all’intenzione della politica nazionale di dare priorità alla riduzione dei divari territoriali con le risorse provenienti dal Recovery Fund.

“Ovviamente, come Sindacato, adesso ci aspettiamo che dalle parole si passi ai fatti e che nel ‘piano nazionale per la ripresa e la resilienza’ per programmare le risorse dei fondi europei inerenti la “Next Generation Eu”, le risorse destinate a ridurre il divario siano superiori alla clausola del 34% (la parte di fondi che dovrebbe essere destinata al Sud, percentuale che negli anni ben di rado è stata assicurata). Infatti, il Mezzogiorno rischia di pagare un prezzo elevato e insopportabile per gli effetti della crisi sanitaria ed economica. Basti pensare al nostro Molise fra la sanità della mancata programmazione e le aziende piccole e grandi in difficoltà o del tutto chiuse. Ma a nessuno pare importare nulla e una programmazione della ripresa economica e occupazionale non è certo la priorità dei politici nostrani.”

 Invece, a parere della Segretaria generale della UIL:“La fiscalità produttiva di vantaggio è una prima positiva ma non esaustiva risposta, anche se anche altro occorre per dare robustezza al sistema produttivo, occupazionale e sociale del Mezzogiorno. Il Sud ha bisogno di investimenti e di pianificazione progettuale per indirizzare le risorse. Occorre puntare su una concentrazione degli investimenti con poche priorità in grado di generare lavoro e buona occupazione, con risorse destinate alla tenuta sociale ed alle grandi opere infrastrutturali materiali e digitali. Per chi si muove, per studio o per lavoro, per turismo o per esportare i prodotti agricoli o della nostra manifattura, è necessario un grande piano di opere sulla cosiddetta viabilità secondaria e il trasporto locale pubblico sostenibile per dare risposte efficienti ai pendolari e affrontare la sfida dimensionale delle imprese e la loro internazionalizzazione, anche attraverso una strategia di politica industriale più robusta e orientata nel medio e lungo periodo.”

 “In una regione come la nostra, poi, è necessario un grande piano di rigenerazione amministrativa che preveda un piano straordinario di assunzioni, di aggiornamento degli attuali dipendenti e la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.Questa, infatti, non deve essere considerata un peso morto, laddove deve diventare il volano della ripresa. Certo, si fa fatica a crederci in un contesto dove molti tecnici, quelli che sapevano di fondi comunitari e di investimenti sono stati lasciati a casa la settimana scorsa.”

 Boccardo sintetizza: “Per fare tutto questo oggi ci sono soldi, strumenti, disponibilità nazionali ad accompagnare le politiche di sviluppo che le regioni mettono a fuoco. C’è anche l’interesse delle parti sociali, sindacali e datoriali, a fare la propria parte per orientare, condividere, monitorare, facilitare i percorsi. Se solo ci fosse un po’ più di orgoglio nei nostri politici …, se solo ci fosse la capacità di ascoltare, confrontarsi con i ministeri, utilizzare esperienze d’altri…, se la smettessimo una buona volta di stare a lamentarci… sarebbe fatta. O almeno ci proveremmo.” 

70 dipendenti della Regione a casa. Un pezzo di economia che si fermerà

“Il mantra dimenticato della  campagna elettorale: la parola LAVORO.

Vinte le elezioni questo governo regionale cancella posti di lavoro, manda a casa decine di precari e dimostra di non avere nessuna di quelle ricette annunciate, necessarie e utili a creare le condizioni per generare lavoro nuovo e di qualità!!!

Dalle politiche attive del lavoro e della  formazione alla  Gam; dal trasporto pubblico ai servizi sanitari e regionali:  è tutto in alto mare!

La UIL lancia ancora una volta l’allarme LAVORO!

Oltretutto, nello specifico della questione odierna, non è solo una questione di lavoratori che vengono lasciati a casa, che già di per sé é una tragedia, ma addirittura di un pezzo di economia e di amministrazione regionale che si ferma. E, a questo disastro, nessuno sembra voler porre rimedio, nonostante le risorse esistenti e gli spazi lasciati vuoti  dai tantissimi dipendenti andati in pensione.”

Questo l’allarme di Tecla Boccardo in merito alle ulteriori e imminenti scadenze che riguardano circa 70 lavoratori precari dell’Ente regionale i cui rapporti di lavoro scadono a fine agosto. “Il tutto, paradossalmente, avviene in un momento in cui ovunque sono vietati i licenziamenti.”

E non si tratta nemmeno di lavoratori la cui professionalità e la stessa specificità delle funzioni svolta possano essere facilmente sostituita: “Nel caso specifico, si occupano di Assistenza Tecnica e fungono da fondamentale supporto all’Amministrazione Regionale, come sottolineato dalla stessa in più occasioni anche attraverso atti pubblici. Da qui le preoccupazioni del Sindacato soprattutto per la perdita di un così cospicuo numero di posti di lavoro, ma anche per la tenuta del già fragile sistema economico e sociale. Corrono il rischio di andare in crisi gran parte di quei settori che ruotano intorno al PSR e al fondo di sviluppo e coesione dalle politiche socio-sanitarie piuttosto chele infrastrutture, insomma, quei settori strategici per la nostra regione come ad es. l’agricoltura, considerato che da anni i lavoratori precari prestano la loro opera e competenza a supporto della funzionalità degli uffici regionali e degli Enti Sub Regionali quali l’Arsarp.

Il tutto in un quadro già di per sé preoccupante, a parere della leader della UIL: “Le strutture del sistema regionale sono state fortemente penalizzate dal blocco del turn over reiterato negli ultimi dieci anni, da scelte inadeguate in tema di occupazione e di contrattualizzazioni del personale, dai pensionamenti che dal 2016 ad oggi hanno prodotto la riduzione di circa 220 unità lavorative a tempo indeterminato e di circa 100 dirigenti. È evidente che siamo di fronte ad una grave carenza di personale e di competenze professionali che non sono in linea con il reale fabbisogno di personale utile a garantire la funzionalità e il buon andamento della nostra pubblica amministra con conseguente rallentamento della gestione amministrativa.”

E in un momento del tutto particolare, evidenzia Boccardo: “A breve si dovranno gestire importanti risorse europee che sono messe a disposizione delle politiche anti crisi post COVID e che necessitano, assolutamente, di professionisti già formati ed esperti. Purtroppo, l’attuale assetto professionale non può garantire la rispondenza a criteri di efficienza, efficacia e razionalità organizzativa, rispondendo solo a stringenti vincoli di spesa che ostacolano il rilancio del territorio. Non investire sul pubblico impiego facendo leva sulle migliori energie e competenze di cui esso già dispone – rincara la dose la Sindacalista – significa rinunciare a priori alla positiva prospettiva di rilancio e sviluppo del Molise. Oggi che il problema non sono le risorse, ma la capacità di spesa, non possiamo farci cogliere impreparati. E invece lo saremo!”

Nelle scorse settimane il Sindacato le aveva provate tutte, suggerendo alla Regione, ad esempio, di stipulare accordi in deroga con i Ministeri competenti per la proroga dei contratti a termine sollecitando anche l’attivazione, non a spezzatino, di nuove selezioni a valere sulla nuova programmazione, valorizzare le esperienze acquisite anche attraverso la velocizzazione di procedure di stabilizzazione dei tanti precari storici che, pur lavorando da molti anni nella Regione Molise, sono ancora in attesa “Nonostante le numerose norme a livello nazionale e comunitario che condannano l’utilizzo prolungato dei contratti a tempo determinato per sopperire a carenze croniche delle dotazioni organiche.”

La Segretaria generale della UIL Molise accusa: “Non se n’è fatto nulla. Né con la messa in campo di tutte le possibili azioni e gli atti amministrativi utili a superare il precariato, né per la valorizzazione delle esperienze lavorative del personale, tanto meno con la proroga dei contratti in scadenza. Un totale disinteresse per il buon funzionamento della macchina regionale. Come se questa non fosse una premessa indispensabile per la ripartenza economica, occupazionale, sociale.”

Appello per un Ferragosto di azione

A Roma, proprio in queste ore, sta succedendo di tutto e decisioni impegnative vengono prese per l’uscita del nostro Paese dalla tragedia del virus e dalla crisi economica in cui ci avvoltoliamo da tempo. Sarà per le risorse, cospicue, in arrivo dall’Europa, sarà perché non siamo mai caduti così in basso e, a questo punto, non possiamo che risalire, … sta di fatto che, in fondo al tunnel, si comincia ad intravedere una luce.

 Le parole d’ordine sono su tutti i giornali: blocco dei licenziamenti e incentivi alla nuova buona occupazione, ammortizzatori sociali per assicurare un reddito ai lavoratori sospesi dal lavoro, valorizzazione dell’ambiente, ricostituzione di filiere produttive con un forte vincolo al territorio, politiche di favore per far ripartire il sud, anzitutto il sud.

 Non è certo questo il momento, per chiunque tiene al Molise, per smobilitare, per guardare altrove (normalmente al nostro ombelico), per chiudere tutto ed andare in vacanza.

 Ora, se una idea positiva per il settore del turismo ce l’abbiamo, la dobbiamo tirare fuori. Se qualcosa pensiamo di fare per riqualificare l’azione della nostra disastrata sanità, adesso dobbiamo muoverci. Se i troppi lavoratori precari li vogliamo davvero stabilizzare, dobbiamo agire.

 Solo un esempio, che valga per l’intero complesso produttivo. Se qualche possibilità di ricostituzione della filiera avicola si presenta all’orizzonte, va coltivata, verificata, supportata. Adesso, non quando ci saranno, nuovamente, i lavoratori ex Gam sotto le finestre di via Genova. Se non ci attiviamo, se aspettiamo che tutto faccia, con lentezza e senza alcuna guida, il proprio corso… siamo spacciati: a fine anno gli ammortizzatori ordinari ma anche quelli Covid saranno terminati, i licenziamenti ritorneranno possibili, gli incentivi all’occupazione e per lo sviluppo di attività imprenditoriali saranno destinati ad altri.

 Questo è un appello ai parlamentari molisani, agli amministratori locali, persino alle forze sociali e della rappresentanza del nostro territorio: si sta alzando un po’ di vento, una lieve brezza che da tempo non avvertivamo, come Sindacato confederale vogliamo che diventi un forte vento, capace di spazzare via i nuvoloni della crisi economica e del disagio sociale. Ma nel frattempo, noi molisani, cominciamo a tirare su le nostre vele, verifichiamo la rotta, riprendiamo il nostro viaggio.

E’ il momento delle politiche per la salute, basta le mani della Politica sulla sanità

 “Meno male che da noi il virus non ha colpito duro: sarebbe stata una tragedia.” Amara l’analisi di Tecla Boccardo, leader sindacale della UIL, quando mette l’attenzione allo stato di salute della sanità molisana: “Un sistema sanitario impreparato a far fronte all’epidemia, che non avrebbe assolutamente retto se solo pensiamo alla medicina sul territorio quasi assente, alle carenze di mezzi e uomini del 118, alle strutture ospedaliere chiuse da anni e, contemporaneamente, ad un concetto ospedalocentrico senza integrazioni con il territorio. D’altra parte, è quello che ci meritiamo dopo anni di tagli selvaggi, con diminuzione dei posti letto, con un eccesso di precariato fra le fila degli addetti, con una politica del personale tutta concentrata a spremere all’eccesso il personale senza un percorso convincente di aggiornamento professionale e di valorizzazione dell’impegno e dell’abnegazione dei molti.

 Poi ci aggiungiamo il nostro regionalismo esasperato, l’incapacità di progettare l’integrazione e l’interconnessione del sistema ospedaliero con quello della medicina territoriale, la paura di tenere efficacemente assieme il servizio sanitario pubblico con il privato accreditato,il campanilismo invece che la programmazione globale, un eccesso di propaganda e di personalizzazione delle scelte da parte del Napoleone di turno. Insomma, invece che le politiche per la salute, la mano della politica sulla sanità molisana, con i suoi tornaconto e la consueta attenzione alla ricerca del facile consenso.”

 La UIL, invece, ritiene che la programmazione, anche in materia di salute,“deve essere unica e complessiva, non uno spezzatino di proposte più o meno realizzate di questi anni, non risposte costose e inefficaci a qualche brandello di problema senza assicurare il diritto alla salute, all’assistenza e alla cura a tutti i molisani.”

E, dal Sindacato, rimettono in fila le idee e le proposte avanzate negli anni: “Riorganizzazione del sistema sanitario a rete, unitario e integrato tra pubblico e privato accreditato, con il potenziamento della medicina territoriale. Se si crede nella necessità di riequilibrare l’organizzazione della sanità per renderla più efficiente, più efficace e più equa, occorre lavorare per la costruzione di forti reti territoriali e non di disarticolati punti di assistenza scollegati da tutto il sistema (troppo spesso,dietro il falso potenziamento del sistema territoriale si celano logiche di attenzioni politico-clientelari…). Occorre puntare su un progetto di rafforzamento territoriale con investimenti adeguati per il superamento delle diseguaglianze; per farlo si deve partire con lo stimare i trade off tra qualità e costo delle diverse modalità di organizzare l’assistenza, valutare quali specialismi portare dall’ospedale al territorio, operare per raggiungere più velocemente e meglio chi si trova in situazioni di difficoltà grave e non ha accesso all’assistenza di cui avrebbe bisogno, decongestionare i pronto soccorso e persino i poliambulatori, definire l’assetto ideale complessivo per individuare i soggetti che dovrebbero essere i protagonisti di tale trasformazione (a titolo esemplificativo: le guardie mediche e le ambulanze, ma anche le RSA, i medici di medicina generale, …)”

 Un vero cambio di paradigma, un diverso percorso, completamente diverso da quelli tentati o rabberciati in questi anni, caratterizzati da emergenza nel servizio e disequilibrio nei conti.“Serve, probabilmente, uno shock (e coronavirus avrebbe potuto esserlo, pur se in negativo), servono leader politici, istituzionali e professionali che adottino risolutamente questa impostazione investendo risorse, guardando alle nuove tecnologie che rendono migliore l’assistenza e la cura domiciliare, moltiplicando le visite e le cure domiciliari per raggiungere strati di popolazione e gruppi sociali altrimenti a rischio di esclusione. Per decongestionare gli ospedali e i pronto soccorso, oltre che un filtro efficace per il controllo della diagnostica, vanno portati i servizi in periferia, persino a casa dei pazienti. Occorre ripensare anche la governance sanitaria territoriale per tenere insieme, orientare, valutare e supportare la rete dei medici di medicina generale e dei pediatri e degli altri presidi territoriali. Modificare radicalmente le modalità di lavoro di un vasto numero di professionisti è un’operazione che richiede chiarezza di visione, grande determinazione e un orizzonte temporale adeguato.”

 “Ma perché una diversa strategia possa avere successo si deve pensare ad un rafforzamento che parte dal basso: noi della UIL auspichiamo che i comuni, il mondo del privato sociale, il terzo settore, i soggetti privati (dal welfare aziendale alle strutture sanitarie e sociosanitarie) si impegnino per intrecciare i loro valori e dare forma alle loro aspirazioni. Mettano a disposizione, questi protagonisti del sociale diffuso, esperienze e capacità, concorrano alla definizione del disegno complessivo per poi impegnarsi, ognuno per la propria parte, alla realizzazione.”

Dipendenti Adecco in Poste Italiane: Amicone “Salvaguardare i posti di lavoro”

“Da oltre un anno la UILTEMP, unitamente alle categorie di CGIL e CISL che si occupano di lavoratori somministrati, sta tenendo alta l’attenzione sulla situazione delle oltre 400 lavoratrici e lavoratori in somministrazione, assunti dall’agenzia per il lavoro Adecco Italia S.P.A. ed in missione presso Poste Italiane. Di questi, circa 300 hanno un contratto a tempo indeterminato con l’agenzia ADECCO, anche grazie a due accordi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali.

E di questi lavoratori, 7 sono in forze presso le sedi di Campobasso e Isernia, mentre un altro non si è visto rinnovare il contratto di lavoro, assieme ad altri 100 colleghi in tutta Italia”. Così Marco Amicone, segretario della UILTemp Molise.

 

“Nonostante un percorso condiviso con Agenzia e Azienda al fine di garantire continuità occupazionale, Poste Italiane il 30 giugno ha interrotto la missione lavorativa di ulteriori 17 lavoratori a causa di un’interpretazione, non condivisibile, del Decreto Dignità, che considera il limite dell’anzianità di 24 mesi, previsto per i lavoratori temporanei.

Ci si è trovati dinanzi a questa azione incomprensibile, nonostante la circolare n.17 del 31 ottobre 2018 del Ministero del Lavoro, puntualizza che “nessuna limitazione è prevista per i somministrati assunti a tempo indeterminato inviati in missione temporanea”, come nel caso di specie.

Dunque, a giudicare da questa presa di posizione, siamo preoccupati che, nonostante tutti gli strumenti messi in atto nel settore della somministrazione di lavoro, finalizzati ad assicurare la continuità occupazionale, il destino riservato a questi 17 lavoratori toccherà anche alle restanti centinaia di dipendenti che, con scadenze differenti, sono impegnati nella commessa di Poste Italiane”.

 

“In virtù di queste ragioni,  si è intrapreso un percorso di mobilitazione a livello nazionale, che ha portato dapprima ad un sit in di protesta davanti la sede nazionale di Poste Italiane, quindi ad un’astensione ad oltranza di straordinari e turni aggiuntivi. Dopo i primi tentativi senza esito, si è proceduto alla procedura di raffreddamento ed è’ stato proclamato lo sciopero nazionale dei lavoratori somministrati impiegati nella commessa di Poste Italiane, per l’intera giornata di lunedì 27 luglio 2020, che ha visto un presidio nazionale presso la sede nazionale di Poste Italiane al mattino e presso la sede del Mise nel pomeriggio”.

“A seguito dello sciopero, che ha visto l’adesione di oltre l’80% dei lavoratori, c’è stata una evidente chiusura da parte di Poste, a differenza del Mise che ha ricevuto le organizzazioni sindacali e riprogrammato un incontro per il 4 agosto p.v. nel quale proverà a fare il punto della situazione rispetto alle nostre richieste. Intanto, in questa fase, lo stato di agitazione resta, con il blocco degli straordinari e siamo pronti a nuove azioni di protesta qualora non avremo risposte soddisfacenti.”

“Come Sindacati, concludono dalla UILTemp molisana, non ci resta che constatare la totale indisponibilità da parte di Poste Italiane di incontrare le delegazioni sindacali, perdendo anche l’occasione, per una società a controllo pubblico, di mostrare attenzione verso i propri dipendenti, special modo in un momento storico del nostro Paese dove proprio lo Stato, attraverso le sue articolazioni, dovrebbe trasmettere fiducia.”