Siglato il patto con il Governo per il rinnovo della Pubblica Amministrazione

Sottoscritto il patto per l’innovazione del lavoro pubblico e della coesione sociale tra Governo e Uil Cgil Cisl.

La nostra mobilitazione e rivendicazione, portata avanti anche in Molise, sta portando ad una nuova stagione di dialogo sociale, per valorizzare e rendere efficiente la PA in un momento così difficile.

Si apre, oggi, un nuovo percorso di relazioni sindacali.

Campagna vaccinale, Boccardo: “Bene Polizia municipale e personale scuola. Adesso velocemente le altre categorie a rischio”

“In una fase delicata e preoccupante come quella attuale, l’arma più forte che
dobbiamo mettere in campo per combattere il virus è sicuramente la vaccinazione.
Così la Segretaria generale della UIL Molise, Tecla Boccardo. “Chiediamo, prosegue la
sindacalista, che tutti coloro che garantiscono i servizi pubblici e che sono
particolarmente esposti ai rapporti con utenza e pubblico, siano inseriti tra le priorità
del piano regionale vaccinazione anti-Covid”.
“Purtroppo, nella condizione attuale dove siamo in attesa di ricevere anche in Molise
un congruo numero di dosi, una volta assolti gli obblighi verso le categorie indicate,
oggi occorre definire con attenzione e pragmatismo i destinatari dei vaccini disponibili,
ovviamente privilegiando le categorie che quotidianamente hanno a che fare con i
cittadini, mettendo a rischio l’incolumità loro e quella dei loro cari.
Naturalmente ogni lavoratrice e lavoratore ha pari dignità e medesimo diritto
nell’accedere all’unica forma di protezione oggi disponibile, ma fin quando non
disporremo di quantitativi idonei – sperando saremo pronti quel giorno con le strutture
necessarie – serve agire con efficacia.”
“Come CGIL, CISL e UIL, con l’impegno anche all’ANCI nazionale, siamo riusciti a far
inserire tra le categorie a rischio gli agenti della Polizia municipale, intervenendo
direttamente sul Ministero dell’Interno e inserendo per le vaccinazioni il loro corpo,
unitamente alle altre categorie di forze dell’ordine.
Stessa azione è stata condotta a favore del personale scolastico in servizio nelle
nostre scuole, comprendendo anche tutti i precari (compresi quelli che lavorano con i
contratti COVID), il personale delle mense, gli assistenti alla comunicazione ed i
tirocinanti.
Apprezziamo, inoltre, l’iniziativa dell’Anci regionale, attraverso il suo Presidente
Pompilio Sciulli, a sostegno dei lavoratori di Poste Italiane, sperando che anch’essi
possano essere inseriti nelle categorie a rischio e quindi vaccinati a breve”.
“Adesso guardiamo con attenzione ad altre categorie ad alto rischio, come i dipendenti
della pubblica amministrazione che svolgono attività di front-office negli uffici pubblici
regionali, comunali e dei vari enti locali.
E non dimentichiamo i dipendenti delle società partecipate che si occupano di servizi
domiciliari alle persone in casa contagiate, in quarantena o in isolamento, come ad
esempio la raccolta porta a porta di rifiuti.
Un doveroso cenno, poi, ai professionisti della sanità non convenzionata, come ad
esempio i fisioterapisti, che stanno lavorando regolarmente per offrire servizi
essenziali ai pazienti, ma che non ancora vengono inseriti tra le categorie da
vaccinare, nonostante l’elevato rischio giornaliero nello svolgere attività a stretto
contatto con i pazienti”.
“Insomma, come tutti, auspichiamo che i vari accordi sulle forniture siano rispettati il
più possibile, ma che ad essi si aggiungano nuovi vaccini o comunque produzioni
massicce, anche attraverso stabilimenti dislocati sul territorio italiano.
Intanto, con quel poco che abbiamo in termini di dosi, organizziamoci al meglio e
cerchiamo di proteggere lavoratrici e lavoratori ad alto rischio”.
Così facendo, contribuiremo a rallentare la diffusione di questo virus che è tornato di
nuovo a far paura con le sue varianti e con numeri che hanno messo in ginocchio
nuovamente il nostro traballante sistema sanitario.
Garantire in tempi ragionevoli il diritto di vaccinarsi, conclude Boccardo, non sarà solo
una grande “sfida logistica” ma anche una prova istituzionale di reale grandezza, oltre
che un dovere morale e di responsabilità verso se stessi e gli altri.

Cardarelli sempre più vicino al collasso!

Saltano tutti gli schemi a garanzia dei livelli essenziali di assistenza, i sindacatI lanciano il grido di allerta!

Ulteriori reparti chiusi a Campobasso la carenza di personale è ulteriormente aggravata dall’emergenza Covid, continuano ad aumentare casi di ospedalieri e pazienti positivi al Covid-19, ogni giorno si improvvisano soluzioni tampone inadeguate.  La tensioni tra gli operatori aumenta non solo a causa dal Covid ma anche da quella sorta di pressione che destabilizza la serenità dei lavoratori sui quali si  scaricano responsabilità che spesso non hanno, oltre alla disorganizzazione amplificata da direttive che ormai non sempre seguono le normali procedure amministrative. In una gestione approssimativa che peggiora giorno dopo giorno, ci saremmo aspettati una grande coalizione di forze e di unità intorno all’unico interesse che ci deve vedere lottare insieme: la tutela del diritto alla Salute dei cittadini, invece , continuiamo ad assistere al teatrino della politica del conflitto istituzionale che non risolve i problemi. Si tende a scaricare le responsabilità, di questo disastro che abbiamo annunciato da mesi, solo sugli operatori piuttosto che sulla inadeguatezza delle scelte fatte a monte. Un ospedale Covid dedicato oggi è sempre più necessario per poter garantire i LEA, le patologie tempo dipendenti e la stessa emergenza,  ancora una volta chiediamo di procedere immediatamente all’assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale, come sta accadendo in questi giorni in altre regioni d’Italia,per fronteggiare un’emergenza che tendenzialmente si allunga nel tempo. La sanità Molisana non può reggere in queste condizioni, il sistema sanitario sta implodendo e il rischio di ritrovarsi pazienti Covid che vengono dirottati sugli ospedali non Covid di Termoli e Isernia piuttosto che all’ospedale Covid Cardarelli non potrà essere la soluzione, sarebbe una follia. Purtroppo non vediamo passi avanti ma solo passi indietro che fanno alzare il livello di rischio per malati, Lavoratori e cittadini con cluster incontrollabili che aumentano. È ora di cambiare rotta, ripartendo da piani d’emergenza adeguati, mettendo in sicurezza l’ospedale Cardarelli, trasferendo i pazienti covid in strutture dedicate, sanificando i reparti contagiati e metter di in sicurezza il personale sanitario. Per tutto questo auspichiamo un pronto intervento del Prefetto e della Magistratura a garanzia della salute dei Molisani.

 

CGIL FP                 CISL FP                UIL FPL           

A.Amantini         A. Valvona         T.Boccardo           

  

FIALS-confsal         FSI – USAE            NURSING

Vasile                 F. De Gugliemo        M.Luciano

 

GLI AUGURI PER IL NUOVO ANNO

Non so bene a chi si può chiedere, laicamente, di esaudire i propri desideri. Sono, ahimè, lontani gli anni in cui bastava scrivere una letterina in modo che Babbo Natale, la Befana, da qualche parte Santa Lucia, arrivassero di notte e alla mattina i desideri si erano belli che avverati (con il sorriso allusivo e soddisfatto di genitori e nonni). La magia delle feste di fine anno, con quel tanto di bilancio, con i buoni propositi, con i desideri espressi ed esauditi, si fa fatica a coglierla in questi giorni di isolamento e separatezza anche dagli affetti più cari, di incertezza sul futuro dal punto di vista del virus e delle vaccinazioni, ma anche da quello dell’andamento e delle prospettive della propria vita e della vita di tutti coloro che meriterebbero prospettive e, per l’appunto, qualche sogno che si realizza.

Perché qualche desiderio, per il nuovo anno alle porte ce l’ho davvero. Lo scrivo qui, sai mai che qualcuno ascoltasse e qualcosa potesse accadere nei mesi a venire.

Vorrei che il Molise diventasse un posto normale. Come ce ne sono molti altri, nemmeno troppo lontani da noi.

Vorrei che da noi si ricominciasse a vivere e progettare e praticare un’esistenza normale. Fatta di studio, di lavoro o di riposo, a seconda degli anni che la vita conta.

Vorrei un Molise dove andare a scuola non fosse un’avventura e non solo per via delle mascherine ma anche per i pullman vecchi che sono sempre meno che non passano mai ed in più costano non poco. Dove i plessi scolastici non venissero chiusi ed accorpati solo con l’intento di risparmiare, dove le scuole fossero ristrutturate e modernizzate, dove anche gli insegnanti avessero stabilità di impiego e di utilizzo ed allora mettessero il cuore, come solo loro sanno fare, nell’accompagnare i bimbi, poi i ragazzi, poi gli adolescenti ed infine i giovanotti e giovanette fin sulla soglia dell’università. Una università che davvero apre alla cultura ed alle prospettive professionali e occupazionali, dove si investe per una vita di successo e da protagonisti, senza l’angoscia, finito il percorso, di scappare via dal Molise per portare conoscenze e competenze dove meglio le sanno apprezzare.

Vorrei un Molise che accolga nel mondo del lavoro i nostri ragazzi. E non con i lavoretti, sfruttati e sottopagati, senza alcuna stabilità e prospettiva, ma con un lavoro sicuro, dal punto di vista della salvaguardia della salute e da quello della regolarità dei contratti e dei rapporti. Certo, di un lavoro così, pagato il giusto, tutelato e salvaguardato, avrebbero diritto tutti, anche gli ultracinquantenni che da anni tirano avanti ad ammortizzatori sociali, anche i tanti che un lavoro l’hanno perso ed anche l’indennità di disoccupazione è finita. Persone che hanno lavorato nell’edilizia che da noi è ferma da troppo tempo, nel turismo “bella addormentata” che mai nessuno, al di là dei proclami e scontando il covid, si è deciso a baciare e risvegliare, nelle tante attività commerciali che da presidio del territorio si sono trovate, e non solo per colpa dell’epidemia, trasformate in saracinesche chiuse. E che dire dei lavoratori dell’industria locale, quella poca che c’è, che di nuove tecnologie e di quattro punto zero sentono parlare in televisione, ma conoscono, anch’essi, incertezze di prospettive e prospettive aleatorie? E dei tanti che traggono dall’agricoltura e dalla trasformazione dei prodotti dell’eccellenza molisana un sostentamento, sanno quanto vengono loro pagati i prodotti, o le ore di lavoro nei campi, e conoscono anche i prezzi di vendita in negozio; qualche domanda se la pongono. Ed ancora: i dipendenti pubblici bistrattati e senza contratto da anni, che poi sono loro in corsia negli ospedali o dietro lo sportello a far fronte alle lamentele, spesso giustificate, dei cittadini. E quelli dei servizi, dalle banche alle poste, dagli studi professionali agli addetti ai trasporti, anche loro con l’incertezza della ripartenza, con l’assenza di un modello di sviluppo che assegni loro il compito di realizzare diritti, vedendo al contempo rispettati i propri.

Vorrei poi un Molise a misura dei nostri vecchi, e uso questo termine perché delle parole non si deve aver paura. Si deve, invece, aver paura della solitudine in cui spesso sono lasciati, tanto più in questi mesi di lontananza dei propri cari. E porre rimedio alla pochezza delle loro pensioni e alla inadeguatezza dell’assistenza che assicuriamo loro, con una medicina che si ritrae persino dagli ospedali, immaginiamoci dal territorio dove un’assistenza vera e propria non è mai stata realizzata. Sono gli occhi delle persone anziane quelli in cui si legge più chiaramente la preoccupazione per il futuro, ma anche l’incertezza in cui è dato vivere, anche a prescindere dalla tragedia degli ultimi mesi.

Ma perché il Molise diventi un posto normale, un luogo in cui i giovani possano pensare di costruire il loro futuro, gli adulti trovino nel lavoro la dignità e le prospettive di benessere per sé e per la propria famiglia, i più anziani riescano a trovare la serenità, c’è una pre-condizione irrinunciabile: la vita civile, la coesistenza di interessi diversi e l’equilibrio fra loro, la politica molisana devono ridiventare normali.

Per cui non l’arroganza di chi è arrivato, chissà per che percorsi, ad uno scranno che non vuol certo mollare, nemmeno le prove muscolari di un presidente “uomo solo al comando” che riesce a farci vergognare anche quando se la canta e se la ride (lui, in una regione dove molti, troppi hanno di che piangere), nemmeno l’indifferenza di quanti “io speriamo che me la cavo” e che aspettano che passi il virus, passi anche la bufera, e il Molise torni ad essere il luogo dimenticato da tutti dove gli affari e gli affarucci si compongono nella solita cerchia degli amichetti. Abbiamo, invece, bisogno di dialogo, di rispetto per le posizioni di ognuno, di un confronto costante, come le diverse parti sociali del lavoro hanno provato a fare nelle scorse settimane proponendo percorsi, idee innovative, modalità attuative che, da noi in Molise, ce le sogniamo. O, anche, come sono riusciti a fare tanti sindaci, qualche mese addietro, quando qui si dovevano cogliere le opportunità di speciali finanziamenti in arrivo da Roma (che, peraltro, stanno arrivando proprio in queste settimane). Confronto, ascolto, partecipazione, democrazia praticata davvero. Rispetto. Un po’ di umiltà da parte di chi comanda, un’ottica di servizio alla comunità, l’apertura mentale nell’ascoltare e nel recepire suggerimenti e suggestioni, la volontà di costruire progetti e di realizzarli poi, con ognuno che fa la propria parte e senza confusione e sconfinamenti. Ma progetti veri, piste di lavoro, speranza concreta per la nostra terra e le sue genti.

Questo il vero desiderio che, senza vergogna, metto qui davanti a tutti voi. Se torneremo un po’ più normali, il percorso collettivo tornerà ad essere meno tortuoso, la vita di ognuno meno problematica quando non angosciosa, il Molise continuerà ad essere il posto magnifico, dove la buona sorte ci ha fatto nascere e vivere.

Auguri ad ognuno e a tutti quanti. Il 2021 sarà un anno fantastico, se solo i molisani lo vorranno

 Tecla Boccardo

Boccardo: “Inserito in manovra emendamento per i precari del terremoto. La Regione non segue le dinamiche nazionali”

È stato approvato in Commissione bilancio l’emendamento alla Manovra che abbiamo chiesto con determinazione attraverso un intervento parlamentare, relativo alla stabilizzazione del personale che opera nel cratere da 18 anni. Il Molise era  stato inizialmente escluso, nonostante anche qui ci siano precari stabilizzabili che hanno lavorato per la ricostruzione post-sisma dal 2002 e che continuano ad operare in diversi uffici, con disparate mansioni.

 Attraverso una breve formula aggiunta all’emendamento, si permetterà anche ai precari molisani di fare un Natale con qualche speranza in più sulla loro possibile stabilizzazione, che passerebbe per la legge di Bilancio nazionale.

 Ringrazio le parlamentari molisane per l’impegno profuso e la squadra di Governo per l’attenzione rivolta alle sollecitazioni della Uil, sia nazionale che Molisana, entrambe attive su questo fronte. Ci rammarica, tuttavia, constatare ancora una volta la superficialità della nostra classe politica regionale, che non si è neppure accorta che il Molise era stato dimenticato da questa importante opportunità, forse perché troppo concentrata sulle sue poltrone piuttosto che sulla garanzia dei posti di lavoro e poco aperta al confronto.

 E chiediamo in questa circostanza più attenzione al tema dei precari, partendo da quelli dove è stato siglato un protocollo d’intesa, tra Organizzazioni sindacali e Regione,  per la stabilizzazione attraverso la legge Madia, ma che non si sta rispettando nonostante gli accordi e l’urgenza di coprire i posti vuoti lasciati dai numerosi pensionamenti di questi ultimi anni

 Questa continua autoreferenzialità e questo disinteresse alle necessità dei cittadini e dei lavoratori rappresenta il peggior limite al futuro e allo sviluppo del nostro territorio.

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Boccardo: “Non una giornata di semplici celebrazioni. Serve agire!”

Sono milioni le donne in Italia che vivono quotidianamente situazioni di disagio, di paura e che subiscono violenza a vario titolo. Ormai, purtroppo, non è più un evento o una casualità, ma un fenomeno strutturale a tutti gli effetti.

Sono decenni, secoli, che l’atteggiamento di prevaricazione verso mogli, madri, figlie, conviventi aumenta e si evolve assieme alla nostra società. Se secoli fa la donna era segregata in casa oggi viene minacciata e ricattata attraverso i social e i nuovi strumenti tecnologici.

Purtroppo, anche le violenze si sono aggiornate!

Una consuetudine, sempre più triste, che non conosce età, classe sociale, livello di istruzione e che è accomunata dall’essere legata a silenzi insopportabili, a omertà, a “incomprensibili comprensioni”, con la conseguenza che la quasi totalità delle violenze rimane sommersa per timore di ritorsioni ma spesso per paura di giudizi, magari perche qualcuno può affermare:  “se l’è andata a cercare”.

E purtroppo lo Stato non sempre riesce a porsi come argine al fenomeno, attraverso l’applicazione degli strumenti normativi che pur esistono, ma che necessitano anche di risorse per essere applicati.

I centri antiviolenza, ad esempio, non ce la fanno a resistere perché i finanziamenti non arrivano o arrivano tardi, con la conseguenza di chiudere e abbandonare donne, madri con figli, al loro destino.

E purtroppo siamo dinanzi al finanziamento destinato solo al contrasto dell’emergenza, quando ormai il fatto è compiuto, senza ancora arrivare a monte: alla formazione dei giovani su una cultura di non violenza, di rispetto, di eguaglianza.

Da lì servirebbe partire: dai futuri uomini. I sistemi educativi hanno il compito di forgiare gli adulti del domani, rendendoli partecipi di un processo educativo che punti a raggiungere comportamenti degni di chi si accinge e dovrà essere “Uomo”

Oggi, invece, siamo ancora a celebrare questa giornata, tra frasi fatte e slogan, ma da domani si torna alla normalità. Alle quattro mura, teatro di veri e propri orrori, sicuramente aumentati dall’emergenza Covid che ci ha obbligati in casa per mesi. Pensiamo per un momento a quante violenze sono state consumate nel corso dei lockdown. E’ davvero agghiacciante e confermato dai dati ISTAT rispetto ai contatti verso i numeri di soccorso.

Come sindacati stiamo aumentando parecchio il lavoro e la pressione su questo tema, incontrando i Ministri competenti, chiedendo maggiore impegno, maggiori fondi, maggiori iniziative.

Per la Uil è necessario, fare informazione e costruire azioni di prevenzione e accoglienza per individuare le situazioni di rischio, rilevare i casi già in atto e dare vita a una rete di sostegno. A tal fine, è importante una maggiore consapevolezza del fenomeno, attraverso forme di informazione e sensibilizzazione culturale, insieme a una visione sistemica tra famiglia, scuola, servizi sociali e sanitari, associazioni, autorità giudiziarie e operatori che lavorano a stretto contatto con i bambini e le famiglie.

Ovviamente, tutto ciò potrà esser realizzato soltanto attraverso  il potenziamento dei centri di ascolto sul territorio e verso i quali ci aspettiamo un forte impegno anche da parte delle Istituzioni regionali che hanno la piena titolarità e la competenza reale e morale di contribuire a combattere questo triste fenomeno.

 

“Se non siamo gialli, non ci piace”, sulla pelle di cittadini e lavoratori

“Qui si continua con la logica dell’uomo solo al comando, come se davvero si trattasse di una corsa ciclistica. Che ha come premio non la maglia, ma la patente di regione di colore giallo. Come se, invece, tutto intorno a noi, in Molise, non fosse un disastro” Scorata ma determinata al tempo stesso la Segretaria generale della UIL, Tecla Boccardo. Che argomenta: “Un fallimento annunciato quello che oggi è sotto gli occhi di tutti! Sono mesi che continuiamo a denunciare gli errori, abbiamo chiesto alle istituzioni di collaborare lealmente ma nessuno ci ha ascoltati, non è stata mai istituita la Commissione sicurezza, come previsto dal Protocollo di luglio. Sarebbe stato un importante segnale di collaborazione e utilizzo di competenze. Indispensabile strategia perché questa partita la si vince solo uniti, altrimenti il virus travolgerà tutto e tutti, anche la coesione sociale e l’armonia nelle famiglie, l’impegno nel lavoro.”

 “Questa seconda ondata che colpisce anche il Molise – continua la sindacalista – evidenzia tutti i pericoli e le fragilità del nostro sistema. Ammalarsi in Molise era già un rischio prima del Covid, ora tra boom di contagi, focolai in case di riposo, carenza di medici e personale sanitario, nessuna strategia condivisa e convincente… è diventato una vera disgrazia. Faccio un breve ripasso: l’Ospedale di Campobasso di fatto ormai praticamente “chiuso” e trasformato in centro Covid, reparti che vengono sempre più compressi per far spazio a questi pazienti, il cui numero cresce di ora in ora. Il personale, storicamente sottorganico e super sfruttato, che ora mette a rischio la propria salute e quella dei familiari suoi, ormai allo stremo delle forze.”

 Problemi che vengono da lontano, a parere della Boccardo. “Il nostro sistema sanitario, da anni in piano di rientro, non è in grado di garantire i livelli minimi di assistenza a partire dai territori. E, quando l’epidemia è arrivata, abbiamo registrato un intollerabile e ingiustificabile tempo perso nel prepararsi a questa seconda ondata e i ritardi nell’affrontare con piani efficaci l’emergenza Covid. Troppa attenzione, di chi se ne sarebbe dovuto occupare, a magnificare le proprie competenze e capacità di relazione con i palazzi romani, troppe inconcludenti comparsate in televisione. E allora: la scelta di non realizzare un ospedale Covid dedicato, nonostante le richieste della stessa maggioranza del consiglio regionale. Ora, con l’ondata dei contagi, si attendono due ospedali da campo per provare a reggere evitando il collasso, dare respiro ai reparti saturi, destinare altrove le ambulanze che sostano davanti ai Pronto Soccorso. Sperando che insieme alle strutture arrivino anche medici e paramedici per gestirle e, soprattutto, ossigeno e medicine per curare i malati. Meno male che c’è il personale sanitario e tutto il mondo del lavoro che gira attorno alla sanità che sta affrontando con grossi sacrifici l’emergenza, auto organizzandosi in assenza di qualcuno che programmi per bene. Meno male che ci sono i Sindaci, anch’essi lasciati da soli e con pochi strumenti ad affrontare questa emergenza,nelle loro comunità e al fianco dei cittadini che, altrove, non trovano né ascolto, né rispetto dei loro diritti.”

 La leader sindacale non si meraviglia nemmeno della tanta attenzione dalla stampa e dalle televisioni nazionali: “Le ultime inchieste giornalistiche stanno evidenziando l’incapacità di gestione e i ritardi inaccettabili dell’emergenza sanitaria di un sistema sanitario da anni commissariato per arginare una voragine debitoria che, invece di diminuire, cresce. Da qui i tagli selvaggi di strutture, reparti, personale, interi ospedali – come Larino e Venafro – cancellati dal territorio per eliminarli dai bilanci. Spariti i medici di base e gli ambulatori territoriali. Da noi a crescere è stata solo la mobilità passiva, il debito e la preoccupazione dei cittadini.”

 “E allora teniamoci la zona gialla, che tanto piace alla nostra politica come se fosse la patente di buona amministrazione, oculatezza, professionalità messe in campo nell’emergenza. Senza, per carità, occuparci della povertà che cresce, del crollo dei consumi, dell’andata in crisi di intere filiere produttive che erano (o avrebbero potuto essere) le nostre eccellenze, dal turismo alla ristorazione, dal commercio all’artigianato. Saracinesche abbassate che chissà se riapriranno mai, fallimenti di piccole e medie imprese, disagio anche di quelle più strutturate.”

 Accusa finale: “Tutto questo non si vede da Via Genova, dai palazzi del potere trasformati in un fortino impenetrabile, pur di tenere fuori i lavoratori della Gam sempre più in pericolo, gli edili in stato di agitazione perenne, gli artigiani e commercianti alla canna del gas, gli stessi operatori della sanità stanchi di essere chiamati eroi e poi calpestati nei diritti, i pensionati che attendono una sanità di territorio e un supporto nella non autosufficienza, gli imprenditori che pure qualche idea di sviluppo economico l’avrebbero. Fuori c’è il disagio, la preoccupazione, la sofferenza. Dentro qualcuno ha messo in fresco la bottiglia di spumante perché sia pronta per Natale e per gli auguri per l’anno entrante. Ma che ci sarà mai da festeggiare…”

Boccardo scuote la testa.

CGIL, CISL e UIL: “Pretendiamo risposte da chi gestisce la sanità. Non abbiamo più tempo per rimpalli di responsabilità”

I dati degli ultimi giorni evidenziano una crescita esponenziale dei contagi da covid-19 con il conseguente aumento di pressione sul lavoro degli operatori sanitari, che a breve saranno inondati dall’ulteriore sovraccarico dovuto alla stagione influenzale. Evenienza che rischia di far collassare le strutture ospedaliere, al punto di non poter più garantire la continuità assistenziale a discapito di altre patologie, anche molto gravi, che chiaramente non si fermano perché siamo in emergenza COVID.

 

A questo si aggiunge la conclamata carenza strutturale della medicina territoriale, ridotta ai minimi termini e quella atavica di medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari, che si sta manifestando maggiormente a causa dei numerosi contagi. A tal proposito: chi dovrà essere sostituito, come lo sarà e da chi? Non vorremmo che questa ulteriore grana spingesse verso l’accorpamento o la sospensione di tutte le prestazioni ospedaliere ordinarie.

Non c’è più tempo da perdere!

 

Chiediamo un cambio di strategia vero e tangibile. Basta con gli show televisivi e le promesse. In otto mesi di pandemia non si è proceduto a un’adeguata riorganizzazione del sistema sanitario nel suo complesso con gravi conseguenze per la tenuta del sistema, in queste ore sempre più evidente. “Curare i malati a casa” è stata l’imperativo del Governatore Toma, con la promessa di non vedere mai più la gente sovraffollare i pronto soccorso, sono state istituite a mala pena le unità speciali USCA, ma il sistema sanitario ancora troppo disomogeneo e senza un vero potenziamento della rete territoriale  e ospedaliera è vicino al collasso: troppi infetti al pronto soccorso, troppi ricoverati nei reparti di malattie infettive, non solo al Cardarelli, ma anche, inopportunamente, in altre strutture ospedaliere non Covid.

A nostro parere, lo ribadiamo, urge un centro Covid dedicato e riusciremo a reggere a questa seconda ondata  solo si potenzierà velocemente e se funzionerà la medicina territoriale e saremo in grado di tenere e curare a casa le persone ma ciò non deve significare lasciarle nel dimenticatoio.

E allora, servono investimenti subito per: prevenzione, assunzioni straordinarie di personale, strumentazioni, implementazione delle strutture territoriali, assistenza domiciliare e di strutture di prossimità, centri d’assistenza di positivi asintomatici, strutturazione adeguata della rete ospedaliera, attraverso il potenziamento della terapia intensiva e sub intensiva, nonché  per il trasporto di malati Covid e non Covid.

 

Urge profilare e attenzionare la fascia di popolazione non autosufficiente e riorganizzare totalmente il sistema delle strutture residenziali per anziani, troppo spesso isolate dal contesto e dotate di personale insufficiente, con il risultato di diventare focolai di diffusione. Quello che si è verificato durante la prima ondata dell’emergenza, difatti, si sta già ripresentando.

Non possiamo aspettare di arrivare al collasso prima di agire con interventi concreti: la politica ha già perso tempo in questi mesi e il personale dei pronto soccorso e della terapia intensiva è già ridotto all’osso e provato da un virus che non si è mai fermato.

 

CGIL CISL e UIL disapprovano il comportamento del Presidente della Regione e dei Commissari alla sanità che continuano nella scelta di non volersi confrontare, magari impegnati in questo classico rimpallo di responsabilità dovuto a presunti “perimetri di competenza” ma che sanno tanto di scaricabarile.

Allora, per facilitare il tutto, poniamo delle domande a entrambi, sperando in una risposta e non in uno scarico l’un l’altro.

Cosa si sta facendo, nel concreto, per evitare il collasso del sistema ospedaliero?

Si sta davvero facendo tutto il possibile per deviare la rotta che ci porterà al collasso del sistema sanitario o si spera che arrivi un vaccino o delle cure efficaci come  soluzione al problema?

Come si sta pensando di evitare che medici, infermieri, operatori socio sanitari ripiombino in ritmi insostenibili, con carichi di lavoro disumani e ad altissimo pericolo di contagio?

Come si garantiranno ai Molisani i servizi sanitari essenziali?

Quali sono le azioni in programma rivolte alle persone più fragili, distanti dai presìdi sanitari? Oltre alle misure di confinamento che hanno blindato le RSA e RA cosa è stato fatto per proteggerli?

Non vorremmo che questa silenziosa e taciturna attesa, celi la trepidante attesa che il Governo nazionale metta in campo ulteriori limitazioni, auspicando che in questo modo si risolvano questi e altri problemi.

Il Presidente ha detto che è tutto sotto controllo  (pur se i cluster non lo sembrano) e che i dati sono aggiornati e monitorati. Noi non siamo esperti di numeri come lui, ma riteniamo che quei dati vadano letti, interpretati, meglio utilizzati per prevenire e parametrarli alla realtà, relativamente alle conseguenze che possono portare.

 

Alle condizioni attuali, senza essere contabili, immaginando  un andamento costante di contagi e di conseguenti ricoveri, non si ha troppo spazio per la fantasia e siamo obbligati a chiedere risposte a queste domande.

Abbiamo poco, pochissimo tempo per affrontare le questioni e tentare un intervento.

Tra giorni, se non ore, sarà già troppo tardi e le responsabilità saranno di chi non ha voluto ascoltare!

 

STAVOLTA, GLI APPLAUSI NON BASTERANNO!

 

 CGIL                                 CISL                       UIL

Paolo De Socio          Giovanni Notaro        Tecla Boccardo