“Il sindacato vuole posti di lavoro, con gli avvocati si ottengono risarcimenti”

“Quando il sindacato non viene ascoltato, quando si prendono sotto gamba i suoi richiami ai problemi e la necessità di trovare, per tempo, una soluzione, quando le soluzioni ci sono e non si vogliono praticare e quando -peggio ancora- si sottoscrivono accordi e poi non se ne fa nulla… così va a finire: i lavoratori sono a spasso, il servizio che assicuravano langue, si intasano di carte i tribunali, alla fin fine persino i diritti dei lavoratori vanno a farsi benedire.”

Questo la valutazione della leader sindacale, Tecla Boccardo, alla sentenza di condanna della Provincia, che la obbliga a versare alla ex precaria del Centri per l’Impiego migliaia di euro.

 È una storia che parte da lontano e che la sindacalista ricapitola così: “Da anni i nostri Centri per l’Impiego stanno in piedi grazie al lavoro dei precari. In buona sostanza: precari che dovrebbero trovare un buon posto di lavoro ai disoccupati. Di contratto in contratto, nell’incertezza del domani. Arriva il decreto ‘Madia’, e le disposizione normative specifiche per i precari dei CPI che consentono, pur con le debite attenzioni, di stabilizzare i loro rapporti di lavoro. E così si fa in molte regioni d’Italia, dove i precari sono diventati lavoratori con contratti a tempo indeterminato. Ma da noi no. Nonostante che il sindacato si sia battuto per applicare la norma e stabilizzare questi lavoratori, nonostante riunioni estenuanti, nonostante proteste, occupazioni ad oltranza del consiglio provinciale, prese di posizione… da noi, purtroppo, la stabilizzazione non si è fatta.

La negazione di un diritto, la disattesa stabilizzazione è stato il vero punto di caduta che porta al riconoscimento del risarcimento ai lavoratori, o, per essere più precisi: la politica ha assicurato che si sarebbe fatta, addirittura con la Provincia di Campobasso si individuò il percorso e si sottoscrisse un accordo (alle 2 di notte, tanto per dire).

Da lì comincia il rimpallo fra Provincia, che dismette questa attività, e Regione, che non è pronta a subentrare nella gestione dei Centri per l’Impiego. In questi mesi i lavoratori, giunti in scadenza ogni contratto precario, sono stati lasciati a casa, come l’altro gruppo di lavoratori che hanno presentato il servizio presso i CPI fino a giugno scorso nel sistema di orientamento.

 Il Molise ha perso risorse preziose (perché c’erano pure i soldi). Ma, ancora peggio, ha perso la possibilità di rafforzare i Centri per l’Impiego, strumenti necessari da mettere a disposizione di coloro che cercano lavoro e per incrociare domanda e offerta di lavoro. Un elemento indispensabile per la ripartenza, economica e occupazionale, del nostro territorio.”

 “Poi, che i lavoratori facciano ricorso alle vie legali è un loro diritto. Che gli avvocati vincano le cause è il loro lavoro. Ma una nota sulla prima sentenza: è stato ottenuto un risarcimento, non la riammissione in servizio o la stabilizzazione del rapporto di lavoro. La sentenza da ragione anche al sindacato che non chiedeva la proroga all’infinito ma la stabilizzazione dei precari

E di Centri per l’impiego molisani dovremo presto tornare a discutere. Sono, questi, un elemento centrale anche per l’attuazione del reddito di cittadinanza, tant’è che il governo ha deciso di investirci e di rafforzarne personale e capacità operative. Dovrebbero arrivare anche i mitici navigator (quanti, chi, da chi scelti e come, da chi pagati non si sa).

Speriamo solo dopo la stabilizzazione dei precari storici Molisani.

Chi ha conosciuto Cesarino Figliola…

Chi ha conosciuto Cesarino Figliola, nel suo paese, nei tanti luoghi della partecipazione e della socialità, nel sindacato … anzitutto l’ha sempre chiamato solo e soltanto CESARINO. Per la sua cordialità, per la propensione a mettere chiunque a proprio agio, per la sua volontà di mettersi sempre a disposizione, per l’umanità che lo distingueva.

 Da sempre iscritto alla UIL, per anni rappresentante dei braccianti agricoli e poi dei pensionati, per decenni dirigente confederale con numerosi incarichi, locali e nazionali, dove si è fatto apprezzare per la capacità nell’ascolto, per la genialità nel trovare soluzioni anche nelle vertenze più complesse, per la disponibilità alla mobilitazione (quante partenze all’alba in autobus per partecipare a manifestazioni e scioperi…) e la propensione al confronto ed alla costruzione di un percorso per fare dei cittadini molisani i protagonisti del cambiamento.

 Orgogliosamente molisano, consapevole che un futuro di progresso e di benessere può, deve, essere costruito anche nella nostra realtà.  Testardo e determinato, talvolta burbero nel richiamare i principi e i valori del sindacato, un vero “agitatore sociale” nell’immaginare e realizzare iniziative per la solidarietà, per la partecipazione dei lavoratori e dei pensionati, con una speciale attenzione anche alle nuove generazioni  e alle loro istanze. Disponibile a farsi accompagnare nelle scelte e sempre pronto ad offrire un parere o un suggerimento, forte della lunga e significativa esperienza.

 Poi è stato, certamente, anche molte altre cose: amministratore locale onesto, persona per bene. Ma noi, della UIL Molise, lo ricorderemo così: in testa ai nostri cortei, primo fra gli iscritti a parlare in ogni congresso, leale e appassionato, progettuale e mai stanco, un vero compagno nel viaggio che è la dimensione del sindacato, l’impegno quotidiano nella promozione dei diritti, la volontà a perseguire il cambiamento ed il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, dei pensionati, dei molisani tutti.

 Ciao Cesarino.

Boccardo, UIL: “generare lavoro e qualità del lavoro”

“Non saranno certo quattro occupati in più che salveranno il Molise. Anche perché si tratta di lavoratori precari, giovani a progetto, collaboratori momentanei senza alcuna prospettiva di stabilità di impiego.” Questa l’amara costatazione di Tecla Boccardo, leader della UIL Molisana, ai dati diffusi dall’Istat che segnalano una sostanziale stabilità della forza lavoro. “Nei fatti, in Italia come nella nostra regione, l’occupazione con contratti stabili continua a perdere terreno, a fronte di aumenti di quella flessibile e discontinua. Inoltre il tasso di disoccupazione dei giovani vede percentuali ancora troppo elevate.”

“Se non viene introdotto un meccanismo di primalità per i datori di lavoro che assumono con contratti a tempo indeterminato, attraverso una riduzione stabile e significativa del costo del lavoro, sarà molto difficile se non impossibile rendere concorrenziale il lavoro di qualità e diffondere uno stato di sicurezza lavorativa e personale.”

“C’è poi la gigantesca emergenza dei lavoratori precari. Su di loro si regge la nostra sanità malata, le pubbliche amministrazioni, tutto il settore dei servizi alla persona. Da tempo insistiamo con il Presidente della Regione, quello di prima e quello di adesso, per una programmazione di un processo di stabilizzazione: qualche contatto, le solite promesse, ma il percorso stenta a chiarirsi e la soluzione è sempre troppo lontana.”

Per i giovani “è fondamentale sostenere e rafforzare le misure legate alla transizione scuola-lavoro, valorizzando l’apprendistato”, secondo la Boccardo, che sintetizza: “Occorre generare lavoro e qualità del lavoro.”

“Ribadiremo, anche in occasione della manifestazione sindacale unitaria di sabato prossimo, queste nostre proposte per il lavoro e che, ai fini della crescita anche occupazionale, lo strumento principe è investire maggiormente in infrastrutture, sia materiali che immateriali: una misura fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese e del territorio molisano, ma sottovalutata.”

 

 

#FuturoalLavoro

CGIL CISL e UIL hanno presentato le proprie richieste al Governo e le hanno discusse con migliaia di lavoratori e pensionati. La Legge di bilancio invece non dà risposte, è miope e recessiva.

LAVORO E SVILUPPO

Il lavoro si crea: abbiamo chiesto più investimenti pubblici, che aumentino occupazione e crescita. Gli investimenti in infrastrutture materiali, digitali e sociali sono uno strumento fondamentale di sviluppo, innovazione e rilancio del Paese. Ma la manovra non aumenta gli investimenti pubblici, anzi li riduce.Il governo ha scaricato sulle nostre spalle il peso di 53 miliardi di tasse in più per il 2020 e 2021: o si trovano le risorse (con nuovi tagli) o aumenterà l’Iva (e altre tasse). In ogni caso pagheremo sempre noi e ci sarà poco o nessuno spazio per creare lavoro, per nuovi investimenti e per aumentare i salari nella pubblica amministrazione nelle prossime leggi di bilancio.

FISCO

Vogliamo meno tasse su lavoratori e pensionati, che già contribuiscono al gettito Irpef per il 94,8%. Lotta all’evasione fiscale. La scelta del Governo invece è stata flat tax per gli autonomi, partite Iva e piccole imprese, che pagheranno meno dei lavoratori dipendenti e pensionati, oltre che nuovi condoni fiscali e rimozione del blocco degli aumenti dei tributi locali. Mezzogiorno: servono interventi che rilancino il lavoro e nuove produzioni che rispondano ai bisogni sociali. Nella manovra ci sono tagli consistenti alle risorse finalizzate al Mezzogiorno e misure “spot” a somma zero.

FEDERALISMO

È necessario garantire i livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali dei cittadini in maniera uniforme sull’intero territorio nazionale a partire dall’istruzione e la sanità. Il Governo privilegia le Regioni più ricche e alimenta i divari territoriali, soprattutto al Mezzogiorno.

PENSIONI

Vogliamo il superamento della legge Fornero, con flessibilità di uscita a 62 anni, 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età per tutti, pensione di garanzia per i giovani, tutela per le donne, risposte per lavori di cura, discontinui, lavori usuranti e gravosi. La manovra non determina un cambiamento strutturale del sistema previdenziale, introduce una soluzione temporanea che riguarda pochi. Si fa cassa (3,6 miliardi) bloccando la rivalutazione sopra i 1.522 Euro lordi, di chi è già in pensione!

POVERTA’

Per contrastare la povertà occorre mettere in campo un sistema che preveda strumenti di natura economica e il rafforzamento delle reti sociali. Occorre garantire il lavoro per uscire dalla povertà. La manovra cancella il Reddito di inclusione (REI) e utilizza le risorse per una misura “sostitutiva”, complicata nell’accesso e con forti elementi di iniquità, anche fiscale, che non contrasta la povertà minorile e non premia le persone con disabilità e quasi esclusivamente improntata all’inserimento lavorativo ma senza creare nuovi posti di lavoro.

SANITA’

È una vera emergenza in alcune aree del paese. Occorre aumentare in modo progressivo il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale ed eliminare i super ticket, definire un piano di assunzioni e garantire un accesso equo e di qualità alle prestazioni in tutte le Regioni. Non ci sono risorse e risposte adeguate in manovra e il sistema sanitario è sottofinanziato.

ISTRUZIONE E CONOSCENZA

L’istruzione, la formazione e la ricerca sono centrali per lo sviluppo del Paese e per rispondere alle disuguaglianze sociali. La manovra prevede forti penalizzazioni e tagli di risorse per i settori della conoscenza oltre alla insufficienza dei finanziamenti per i rinnovi contrattuali 2019-2021 dei lavoratori pubblici.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La Pubblica Amministrazione rappresenta la cerniera tra cittadini, imprese e servizi, fondamentale strumento per la crescita e lo sviluppo del Paese. La manovra stanzia risorse insufficienti per il rinnovo dei Contratti pubblici, nessun piano straordinario di assunzioni, blocca il turn over e non prevede nessuna innovazione.

 

Recessione economica nel paese, disperazione in Molise

“Ecco arrivata la paventata notizia: l’Italia è nuovamente in recessione tecnica.” Tecla Boccardo, leader sindacale della UIL Molisana, commenta: “I dati economici ci dicono che anche la Germania rallenta. Vuol dire che l’Europa sta continuando a sbagliare con le politiche di austerità. Bisogna cambiare le regole e rilanciare l’economia: non si esce dalla crisi senza investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture, per il riassetto urbanistico delle città e per la messa in sicurezza del territorio”.

 “Se queste sono le condizioni globali nel continente e nell’intero Paese, ancora peggio sembra davvero andare da noi in Molise: le ricette sbandierate in campagna elettorale dai nostri politici sono sparite come neve al sole. Nulla si muove sulla Zes (non sarà che parte la Puglia di qua e l’Abruzzo di là e noi stiamo in mezzo ad aspettare la pappa pronta?), solo qualche decina di lavoratori impiegati nell’avicolo, la FCA che sta ripensando gli investimenti, nessuna speranza, ci dicono, per il tessile. Piccole aziende che chiudono ogni giorno, precari messi fuori dal processo produttivo non appena scade il contratto, nessuna assunzione nelle amministrazioni pubbliche che languono e tirano avanti con pochi operatori.”

“Occorre subito invertire la rotta, in Europa, a Roma ma anche in Molise.”

 Ecco una prima idea forte della UIL Molise: “Cominciamo con l’edilizia. Questo può essere il  volano per far ripartire l’economia. Negli anni della crisi, il settore ha perso in Italia 700 mila posti di lavoro. E migliaia di occupati in Regione. Ebbene, si deve partire, subito, dall’attivazione delle risorse che sono già state stanziate, ma non ancora utilizzate, per creare posti di lavoro. Cosa si aspetta? Noi siamo favorevoli alla realizzazione di tutte le grandi opere (ma anche di quelle di più piccole dimensioni) per la crescita del Paese: la politica dei “no” o il disquisire sul rapporto costi/benefici, non serve a nessuno. Da noi ci sono strade da rifare, dighe da mettere in sicurezza, viadotti malridotti, ma anche centri urbani degradati e da ristrutturare e abitazioni da restaurare. Ma c’è anche un territorio che viene giù dopo ogni pioggia abbondante.”

 “Si paghino le aziende che hanno lavorato, si incentivino gli investimenti privati per gli interventi edili, si programmino bretelle e snodi viari, si mettano al lavoro, subito, gli edili che sono a spasso. Si usino, a questo fine, tutte le risorse europee disponibili e si impieghino anche le risorse regionali.”

“Cominciamo da qui, si inizi con l’aiutare l’edilizia, settore produttivo che, di solito, fa da traino a tutti gli altri. Ma non ci si trastulli con le comparsate televisive, si smetta di raccontare il, poco, fatto e ci si adoperi per fare il, molto, necessario.”

“Se non si rimette in moto l’economia, se si resta fermi, i costi saranno altissimi, anche sul piano sociale. E non basterà la boccata del reddito di cittadinanza a consolare i molisani.”

Cgil, Cisl e Uil: “La Regione riprenda il confronto con i sindacati”

Le Segreterie regionali di CGIL, CISL e UIL, convocate dal Presidente della Regione per lo scorso 8 gennaio ad un’ “audizione” sul Documento di Programmazione economico-finanziaria, decisero di non prender parte all’incontro in quanto nessun documento, bozza o base di dibattito fu trasmessa a corredo della convocazione.

La nostra assenza era motivata dal fatto che un confronto senza la disponibilità di dati ed eventuali bozze di discussione era poco utile e abbiamo chiesto contestualmente carteggi e materiali utili rispetto al Documento, con particolari riferimenti e proposte su lavoro, sviluppo, coesione sociale.

Avremmo auspicato, come da prassi, una nuova convocazione per confrontarci nel merito delle questioni, o perlomeno una nota di chiarimento.

Però, a oggi, non abbiamo ricevuto ancora nessuna documentazione e tantomeno una nuova richiesta di incontro. Probabilmente, quindi, prima di entrare nel merito della discussione, abbiamo la necessità di chiarire il metodo che si intende instaurare nella nostra Regione in materia di concertazione.

Le Organizzazioni sindacali, da sempre, vedono nel confronto con il partenariato un elemento fondamentale per il rilancio del nostro Molise e mai se ne sono sottratte, a prescindere da chi fosse al Governo regionale.

E proprio grazie all’istituzione di diversi momenti contrattuali e concertativi, ordinari e straordinari, abbiamo ottenuto importanti risultati come, ad esempio, il riconoscimento dell’Area di crisi complessa e l’organizzazione condivisa dei relativi strumenti propedeutici all’erogazione di ammortizzatori sociali normali e in deroga.

CGIL, CISL e UIL regionali, nei giorni scorsi, hanno poi appreso dai mezzi di comunicazione che il Presidente Toma ha svolto incontri con il partenariato socio economico, a detta sua molto produttivi. Siamo lieti di conoscere, a mezzo stampa, di questa sua larga condivisione che, evidentemente non riguarda le nostre Organizzazioni Sindacali e le migliaia di lavoratori e pensionati che rappresentiamo in regione.

Ricordiamo a noi stessi che a fine luglio abbiamo avuto il primo (e unico) incontro con il Presidente della Giunta, dove si era concordata un’altra strategia di condivisione da seguire: in tale occasione, difatti, si paventavano impegni reciproci tesi al vero coinvolgimento delle parti, ma che da qualche tempo, vanamente, attendiamo.

Successivamente, un incontro, anch’esso meramente informativo, è avvenuto sulla ZES, senza che ci sia stata la possibilità di sviluppare un confronto vero. In quella sede, in realtà, con  tempi contingentati, venne comunicata a noi e ad altri attori sociali la scelta operata dalla Giunta regionale del cambio di adesione dal protocollo ZES Abruzzo con quello della Puglia.

Tanto ricordato, CGIL, CISL e UIL, rimarcano l’immutata intenzione di confrontarsi con Presidente e la sua Giunta regionale, auspicando che le future scelte siano supportate anche da nostre proposte. Quello utilizzato finora, sinceramente, non sembra un metodo consono e utile allo svolgimento del confronto tra Amministrazione e Organizzazioni Sindacali.

Ricordiamo anche che mesi fa abbiamo trasmesso, proprio su richiesta del Presidente e della Giunta, un nostro corposo documento in cui suggerimmo alcune proposte rispetto ai tanti temi che ci toccano direttamente, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini molisani. A distanza di mesi, anche su quel testo, non abbiamo avuto alcun riscontro.

Queste, in sintesi le “relazioni sindacali” poste in essere fin ora. Ovviamente, in una fase complicata per cittadini, lavoratori, pensionati e disoccupati puntiamo a ripristinare un confronto sereno e democratico che dovrebbe, a prescindere, caratterizzare il rapporto tra governo regionale e Organizzazioni sindacali.

Resto al SUD 2019, Marco Amicone “Un’occasione concreta per l’artigianato molisano”

“L’incentivo statale, Resto al Sud, progettato per sostenere la nascita di nuove imprese nel Mezzogiorno, allarga il suo raggio d’azione, estendendo la possibilità di fruire delle agevolazioni anche agli under 46 e ai liberi professionisti, aumentando il limite di età, precedentemente fissato nei  36 anni di età.”

Così il Coordinatore dei lavoratori dell’Artigianato della UIL, Marco Amicone.

“La misura, confermata anche per quest’annualità, guarda alle regioni del Mezzogiorno che nello scorso anno hanno visto nascere, grazie alle opportunità messe in campo dall’iniziativa, oltre 2000 nuove attività e generato più di 8000 nuovi posti di lavoro.

Anche in Molise qualcosa si è mosso, prosegue Amicone, ma opportunità come questa vanno sfruttate al massimo, special modo quest’anno che l’innalzamento dell’età dei potenziali beneficiari, permette di accedervi anche a quanti sono fuoriusciti dal mondo del lavoro o hanno problemi a trovare una nuova occupazione”.

 “Come si apprende dal testo, inoltre, quest’anno potranno usufruire delle agevolazioni anche i professionisti, ex dipendenti di uno studio, che decidessero di aprirne uno proprio e chi intende uscire da una situazione di precariato o di lavoro irregolare. In pratica, una chance in più per chi vuole puntare sulle proprie competenze, ma ha difficoltà nel realizzare la propria piccola impresa oppure a reinserirsi nel mercato del lavoro dopo un’esperienza conclusa”.

 “Naturalmente, il settore dell’artigianato può davvero trovare slancio attraverso il bando, permettendo appunto a una larga fascia di potenziali professionisti di avviare una loro attività in maniera agevolata, coprendo l’incentivo il 100% delle spese ammissibili. Nello specifico, lo Stato interviene con una parte di contributo a fondo perduto pari al 35% dell’investimento complessivo e l’altro 65% coperto da un finanziamento bancario, a tasso agevolato, garantito dal Fondo di Garanzia per le Pmi, per un massimo erogabile di 50.000 euro.”

 “Tra le spese ammissibili, opere edili relative a interventi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria connessa  all’attività’, macchinari, impianti ed attrezzature nuovi di fabbrica, programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione, oltre che  le spese per materie prime, materiali di consumo, utenze e canoni di locazione per immobili, eventuali canoni di leasing, l’acquisizione di garanzie assicurative.”

 “Insomma, conclude Amicone, attraverso “Resto al Sud” giovani e meno giovani del Molise, disoccupati, inoccupati, precari o non adeguatamente ricompensati, potranno dare avvio a una nuova impresa, anche in forma associata.

E l’artigianato, che ormai “contiene” attività variegate che vanno dal manifatturiero, all’alimentare, dalla cura della persona all’elettronica, può essere un sicuro porto da dove far partire la propria idea e la UIL, attraverso i suoi uffici e consulenti, è a disposizione per dare informazioni o affiancare quanti vorranno intraprendere questo percorso.

La Regione Molise, dal canto suo, può stimolare quanti vorrebbero avviarsi in questa direzione, mettendo in campo un sistema di “burocrazia zero” e di accompagnamento all’autoimprenditorialità, sostenendo chi vuole concretamente rimboccarsi le maniche”

Troppe vertenze irrisolte e povertà dilagante, Tecla Boccardo incontra il premier Conte

L’abbiamo promesso e…. non ci facciamo mai sfuggire l’occasione: portare il Molise, i suoi problemi e le sue potenzialità, alla ribalta nazionale!
Ho avuto l’occasione di farlo proprio il giorno di Natale, quando ho incontrato informalmente il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Una conversazione cordiale, nella quale ho voluto rappresentargli lo stato di difficoltà in cui si trova il nostro Molise, fra vertenze di lavoro ancora aperte mai affrontate con impegno; le tante risorse disponibili da dover spendere presto e bene. Gli ho accennato dell’emergenza lavoro, della mancanza di opportunità di lavoro vero e dei lavoratori spesso privati dei loro diritti, della povertà dilagante, delle difficoltà a dialogare con le istituzioni locali, della incapacità di garantire i servizi ai cittadini. Ho parlato dei problemi della sanità, dei precari che non si stabilizzano, dei lavoratori disoccupati con ammortizzatori in scadenza e della povertà che aumenta, di opportunità di sviluppo da avviare, della disastrata viabilità, ma anche dell’orgoglio della gente molisana e della nostra volontà di riscatto.

Per questo ho chiesto al Presidente Conte un’attenzione particolare al Molise.

Il Presidente Conte – che comunque ben conosce le valutazioni di Cgil, Cisl e Uil sulla manovra di bilancio – ha prestato molta attenzione ai problemi che ho esposto e mi ha anticipato che a breve sarà sua cura avviare un contratto di sviluppo nel foggiano, ma subito dopo sarà la volta del Molise. Verrà quindi, presto in Molise, dialogherà con le parti sociali, gli amministratori e la politica locale. Non farà mancare attenzione e supporto, impegno del governo nazionale e disponibilità ad accompagnare il percorso di una ripresa economica, produttiva, occupazionale e di tenuta sociale, purché noi ci si faccia trovare pronti.

Sarà impegno mio personale e di tutta la UIL affinchè questo sia davvero un ‘Natale speciale’ anche per quei molisani che si sentono abbandonati e soli, ai quali voglio ricordare che la UIL c’è e che il Sindacato tutto continuerà a dare voce a chi non ha voce!

Auguri di buone feste a tutti i molisani, per un nuovo anno e un nuovo percorso perché davvero, finalmente, si riesca qui da noi a dare una scossa all’economia addormentata, alla politica distratta, al dialogo interrotto.

Boccardo, UIL: “ma dove e’ il lavoro che ci avevano promesso?”

“Quello che in altre Regioni si fa, in Molise sembra non praticabile. Questo è il segno della non assunzione di responsabilità o dell’incapacità di gestione degli amministratori.” Questa l’opinione ‘tranchant’ della Segretaria generale della UIL molisana a proposito delle vertenze irrisolte a partire dalla mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e dell’indifferenza della classe politica.

“Per le stabilizzazioni in sanità e nel pubblico impiego il tempo sta per scadere e ancora nulla si vede all’orizzonte, mentre in Lombardia si stabilizzano nelle pubbliche amministrazioni persino i lavoratori interinali, utilizzando il cosiddetto ‘decreto Madia’. Un provvedimento con previsioni a maglie larghe al fine di stabilizzare il maggior numero possibile di lavoratori, da noi, appena il Sindacato comincia a parlare di stabilizzare i tanti precari, di ogni ordine e grado nelle amministrazioni locali, subito si scontra con interpretazioni restrittive e limitative. E così si continua con la solita solfa: tante promesse all’avvicinarsi delle elezioni amministrative, per dimenticarsene una volta prese le poltrone e spartito il potere.”

Boccardo argomenta e , contemporaneamente, allarga alle tematiche più generali del mondo del lavoro rifacendosi alle analisi svolte dall’ISTAT: “Qualcosa magari in Italia si sta muovendo, mese dopo mese, nei tassi di disoccupazione, nei numeri dell’inattività, nella valutazione dei giovani in attesa di una prima occupazione. Peccato che i pochi elementi positivi si riferiscano sempre a lavoratori assunti a termine, agli stagionali nell’agricoltura (non nell’edilizia che è morta e sepolta, quasi nulla nei servizi e nel turismo), ai lavoratori autonomi (che poi, quanto sono autonomi questi titolari di partite IVA con un solo committente, ci sarebbe molto da dire…). Si sta creando una nuova, ulteriore classe di lavoratori precari, come se già non fossero abbastanza quelli inseriti in questi anni alle dipendenze dei Comuni, della Regione, dei Centri per l’impiego, nella Protezione civile o nella Formazione professionale. Si tratta di lavoratori coinvolti nelle attività economiche del settore privato: solitamente giovani e capaci professionisti, spesso vittime di dimissioni e riassunzioni in altre società della stessa casa madre (scatole cinesi) con condizioni sempre più sfavorevoli, che vengono sottopagati e tirano avanti con pochi diritti e senza alcuna seria prospettiva futura sia in termini di stabilità lavorativa che di tutela previdenziale e pensionistica. Tanto più oggi che, dopo il ‘Decreto Dignità’che avrebbe voluto disfare le norme su cui si è caratterizzato negli ultimi decenni il mercato del lavoro, è esploso il dramma della limitazione delle proroghe dei rapporti di lavoro e l’azzeramento dei contratti interinali.

Risalire la china, tornare ai tassi di occupazione dell’epoca pre-crisi, a parere della Boccardo, è praticamente impossibile in queste condizioni economiche “e comunque non lo si fa con questi piccoli, timidissimi passi. Non è lo ‘zero virgola zero zero qualcosa’ di occupati in più che risolverà i problemi della disperazione economica, del disagio sociale, della povertà della nostra popolazione.”

“Si assiste ad un grande “Marketing emozionale” in questa regione. Ma la verità è che, senza politiche di cambiamento profondo le emozioni durano poco ! Mancano investimenti pubblici veri e senza un aiuto concreto che stimoli gli investimenti privati, il lavoro vero, quello stabile, sicuro, ben pagato, tutelato e contrattualizzato, non viene fuori. Lo denuncia da sempre il Sindacato, lo sottolineavano qualche giorno fa gli industriali e gli imprenditori dell’artigianato, del commercio e dell’agricoltura. E, senza programmazione di investimenti, senza serie iniziative in direzione dello sviluppo e della crescita, non si creano posti di lavoro, non si combatte la povertà! Molto può, deve, fare la politica nazionale. Molto deve essere fatto dalla politica e dagli amministratori pubblici molisani. Che a me paiono assenti e distratti. Vedremo ad esempio, fra qualche mese, quante risorse economiche che l’Europa aveva destinato a noi- proprio per le politiche del lavoro e la coesione sociale – dovremo rimandare indietro in quanto non spese, non impegnate, non programmate.” La leader sindacale teme di essere “un facile profeta delle sventure che aspettano il Molise dietro l’angolo.”

“Serve un rigurgito di responsabilità istituzionale e politica da parte della classe dirigente intera, per quanto ci riguarda quella molisana, per rimettere IL LAVORO al centro dell’agenda politica.” Questo l’appello di Boccardo.

“Il Sindacato è stato lasciato solo a fronteggiare le situazioni più drammatiche, a gestire complicate vertenze, a mediare e cercare soluzioni per tamponare questa emorragia di posti di lavoro. Si pensi agli ultimi salvataggi fatti per i lavoratori del commercio o delle cooperative dell’indotto. Non possiamo continuare ad assistere alla disperazione dei lavoratori dello zuccherificio, della Gam, della formazione professionale, dei CPI mandati a casa senza che si pensi ad un progetto di ricollocazione e riqualificazione. Il tutto in un Molise che ha soldi nel cassetto. Occorre agire al più presto, perché i lavoratori non siano abbandonati a se stessi: i tanti precari del pubblico impiego illusi di una stabilizzazione che non si vuol fare partire, i discontinui del settore privato a sognare una qualche prospettiva temporale più ampia di qualche settimana (facendo, loro sì, gesti di responsabilità purché una qualche prospettiva di lavoro resti all’orizzonte; ricordate tutti la recente vicenda Gam?).”

“Siamo pur sempre una Repubblica fondata sul lavoro e il Molise, fino a prova contraria, è sempre parte della Repubblica Italiana (ricordiamoci questo paio di passaggi quando ascolteremo il discorso di fine anno del Presidente Mattarella). Negare il diritto al lavoro è attaccare la democrazia, minare la convivenza civile, screditare le Istituzioni, svilire le persone.”

Boccardo, UIL: “i dipendenti pubblici non sono da demonizzare”

“Il Governo continua a puntare il dito contro i pubblici dipendenti prevedendo controlli biometrici di rilevazione delle impronte digitali e l’utilizzo di nuovi sistemi di videosorveglianza in sostituzione di quelli a rilevazione automatica delle presenze ora in uso.” Ecco il commento a caldo di Tecla Boccardo, leader della UIL molisana al cosiddetto “Decreto concretezza” che ha ricevuto il primo sì da parte del Senato, dove pure, a parere del sindacato, vi sono alcuni contenuti apprezzabili. “ Si continuano a demonizzare i dipendenti pubblici, nonostante le statistiche parlino chiaro! I cosiddetti «furbetti del cartellino» sono solo una piccolissima parte della Pubblica Amministrazione, 89 contestazioni derivanti da falsa attestazione della presenza in servizio, su una platea lavorativa di circa 3 milioni! Dal canto nostro, siamo del parere chi sbaglia debba pagare, ma non è giusto che tutti paghino per pochi addetti che non compiono il loro dovere e non è giusto che si mascherino i veri problemi della P.A. focalizzandosi, come già avvenuto in passato, su questo falso problema.”

C’è un altro aspetto che lascia a dir poco interdetto il Sindacato: “L’inserimento nel Disegno di legge della possibilità di pagare i premi di risultato dei pubblici dipendenti con Btp statali. Se fosse confermato, la risposta non potrebbe che essere molto forte da parte dei lavoratori pubblici. Dopo quasi dieci anni di blocco contrattuale e con i contratti della dirigenza ancora da sottoscrivere non è di certo questa la strada e la risposta che ci aspettiamo e che si aspettano i lavoratori che ogni giorno, nonostante le continue e generali criminalizzazioni e nonostante i blocchi contrattuali, offrono servizi alla cittadini.”

Boccardo contestualizza: “Lo stesso rispetto per i dipendenti pubblici e per il loro lavoro ce lo aspettiamo anche da parte degli Amministratori locali, Regione e Comuni molisani. Subito l’avvio della contrattazione di secondo livello, subito la ripresa dei confronti con il Sindacato, subito la corresponsione di aumenti veri della loro retribuzione. Senza dipendenti pubblici motivati e valorizzati, non c’è Amministrazione efficiente e il Molise, che già stenta e boccheggia, si ferma del tutto.”