Cardarelli sempre più vicino al collasso!

Saltano tutti gli schemi a garanzia dei livelli essenziali di assistenza, i sindacatI lanciano il grido di allerta!

Ulteriori reparti chiusi a Campobasso la carenza di personale è ulteriormente aggravata dall’emergenza Covid, continuano ad aumentare casi di ospedalieri e pazienti positivi al Covid-19, ogni giorno si improvvisano soluzioni tampone inadeguate.  La tensioni tra gli operatori aumenta non solo a causa dal Covid ma anche da quella sorta di pressione che destabilizza la serenità dei lavoratori sui quali si  scaricano responsabilità che spesso non hanno, oltre alla disorganizzazione amplificata da direttive che ormai non sempre seguono le normali procedure amministrative. In una gestione approssimativa che peggiora giorno dopo giorno, ci saremmo aspettati una grande coalizione di forze e di unità intorno all’unico interesse che ci deve vedere lottare insieme: la tutela del diritto alla Salute dei cittadini, invece , continuiamo ad assistere al teatrino della politica del conflitto istituzionale che non risolve i problemi. Si tende a scaricare le responsabilità, di questo disastro che abbiamo annunciato da mesi, solo sugli operatori piuttosto che sulla inadeguatezza delle scelte fatte a monte. Un ospedale Covid dedicato oggi è sempre più necessario per poter garantire i LEA, le patologie tempo dipendenti e la stessa emergenza,  ancora una volta chiediamo di procedere immediatamente all’assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale, come sta accadendo in questi giorni in altre regioni d’Italia,per fronteggiare un’emergenza che tendenzialmente si allunga nel tempo. La sanità Molisana non può reggere in queste condizioni, il sistema sanitario sta implodendo e il rischio di ritrovarsi pazienti Covid che vengono dirottati sugli ospedali non Covid di Termoli e Isernia piuttosto che all’ospedale Covid Cardarelli non potrà essere la soluzione, sarebbe una follia. Purtroppo non vediamo passi avanti ma solo passi indietro che fanno alzare il livello di rischio per malati, Lavoratori e cittadini con cluster incontrollabili che aumentano. È ora di cambiare rotta, ripartendo da piani d’emergenza adeguati, mettendo in sicurezza l’ospedale Cardarelli, trasferendo i pazienti covid in strutture dedicate, sanificando i reparti contagiati e metter di in sicurezza il personale sanitario. Per tutto questo auspichiamo un pronto intervento del Prefetto e della Magistratura a garanzia della salute dei Molisani.

 

CGIL FP                 CISL FP                UIL FPL           

A.Amantini         A. Valvona         T.Boccardo           

  

FIALS-confsal         FSI – USAE            NURSING

Vasile                 F. De Gugliemo        M.Luciano

 

GLI AUGURI PER IL NUOVO ANNO

Non so bene a chi si può chiedere, laicamente, di esaudire i propri desideri. Sono, ahimè, lontani gli anni in cui bastava scrivere una letterina in modo che Babbo Natale, la Befana, da qualche parte Santa Lucia, arrivassero di notte e alla mattina i desideri si erano belli che avverati (con il sorriso allusivo e soddisfatto di genitori e nonni). La magia delle feste di fine anno, con quel tanto di bilancio, con i buoni propositi, con i desideri espressi ed esauditi, si fa fatica a coglierla in questi giorni di isolamento e separatezza anche dagli affetti più cari, di incertezza sul futuro dal punto di vista del virus e delle vaccinazioni, ma anche da quello dell’andamento e delle prospettive della propria vita e della vita di tutti coloro che meriterebbero prospettive e, per l’appunto, qualche sogno che si realizza.

Perché qualche desiderio, per il nuovo anno alle porte ce l’ho davvero. Lo scrivo qui, sai mai che qualcuno ascoltasse e qualcosa potesse accadere nei mesi a venire.

Vorrei che il Molise diventasse un posto normale. Come ce ne sono molti altri, nemmeno troppo lontani da noi.

Vorrei che da noi si ricominciasse a vivere e progettare e praticare un’esistenza normale. Fatta di studio, di lavoro o di riposo, a seconda degli anni che la vita conta.

Vorrei un Molise dove andare a scuola non fosse un’avventura e non solo per via delle mascherine ma anche per i pullman vecchi che sono sempre meno che non passano mai ed in più costano non poco. Dove i plessi scolastici non venissero chiusi ed accorpati solo con l’intento di risparmiare, dove le scuole fossero ristrutturate e modernizzate, dove anche gli insegnanti avessero stabilità di impiego e di utilizzo ed allora mettessero il cuore, come solo loro sanno fare, nell’accompagnare i bimbi, poi i ragazzi, poi gli adolescenti ed infine i giovanotti e giovanette fin sulla soglia dell’università. Una università che davvero apre alla cultura ed alle prospettive professionali e occupazionali, dove si investe per una vita di successo e da protagonisti, senza l’angoscia, finito il percorso, di scappare via dal Molise per portare conoscenze e competenze dove meglio le sanno apprezzare.

Vorrei un Molise che accolga nel mondo del lavoro i nostri ragazzi. E non con i lavoretti, sfruttati e sottopagati, senza alcuna stabilità e prospettiva, ma con un lavoro sicuro, dal punto di vista della salvaguardia della salute e da quello della regolarità dei contratti e dei rapporti. Certo, di un lavoro così, pagato il giusto, tutelato e salvaguardato, avrebbero diritto tutti, anche gli ultracinquantenni che da anni tirano avanti ad ammortizzatori sociali, anche i tanti che un lavoro l’hanno perso ed anche l’indennità di disoccupazione è finita. Persone che hanno lavorato nell’edilizia che da noi è ferma da troppo tempo, nel turismo “bella addormentata” che mai nessuno, al di là dei proclami e scontando il covid, si è deciso a baciare e risvegliare, nelle tante attività commerciali che da presidio del territorio si sono trovate, e non solo per colpa dell’epidemia, trasformate in saracinesche chiuse. E che dire dei lavoratori dell’industria locale, quella poca che c’è, che di nuove tecnologie e di quattro punto zero sentono parlare in televisione, ma conoscono, anch’essi, incertezze di prospettive e prospettive aleatorie? E dei tanti che traggono dall’agricoltura e dalla trasformazione dei prodotti dell’eccellenza molisana un sostentamento, sanno quanto vengono loro pagati i prodotti, o le ore di lavoro nei campi, e conoscono anche i prezzi di vendita in negozio; qualche domanda se la pongono. Ed ancora: i dipendenti pubblici bistrattati e senza contratto da anni, che poi sono loro in corsia negli ospedali o dietro lo sportello a far fronte alle lamentele, spesso giustificate, dei cittadini. E quelli dei servizi, dalle banche alle poste, dagli studi professionali agli addetti ai trasporti, anche loro con l’incertezza della ripartenza, con l’assenza di un modello di sviluppo che assegni loro il compito di realizzare diritti, vedendo al contempo rispettati i propri.

Vorrei poi un Molise a misura dei nostri vecchi, e uso questo termine perché delle parole non si deve aver paura. Si deve, invece, aver paura della solitudine in cui spesso sono lasciati, tanto più in questi mesi di lontananza dei propri cari. E porre rimedio alla pochezza delle loro pensioni e alla inadeguatezza dell’assistenza che assicuriamo loro, con una medicina che si ritrae persino dagli ospedali, immaginiamoci dal territorio dove un’assistenza vera e propria non è mai stata realizzata. Sono gli occhi delle persone anziane quelli in cui si legge più chiaramente la preoccupazione per il futuro, ma anche l’incertezza in cui è dato vivere, anche a prescindere dalla tragedia degli ultimi mesi.

Ma perché il Molise diventi un posto normale, un luogo in cui i giovani possano pensare di costruire il loro futuro, gli adulti trovino nel lavoro la dignità e le prospettive di benessere per sé e per la propria famiglia, i più anziani riescano a trovare la serenità, c’è una pre-condizione irrinunciabile: la vita civile, la coesistenza di interessi diversi e l’equilibrio fra loro, la politica molisana devono ridiventare normali.

Per cui non l’arroganza di chi è arrivato, chissà per che percorsi, ad uno scranno che non vuol certo mollare, nemmeno le prove muscolari di un presidente “uomo solo al comando” che riesce a farci vergognare anche quando se la canta e se la ride (lui, in una regione dove molti, troppi hanno di che piangere), nemmeno l’indifferenza di quanti “io speriamo che me la cavo” e che aspettano che passi il virus, passi anche la bufera, e il Molise torni ad essere il luogo dimenticato da tutti dove gli affari e gli affarucci si compongono nella solita cerchia degli amichetti. Abbiamo, invece, bisogno di dialogo, di rispetto per le posizioni di ognuno, di un confronto costante, come le diverse parti sociali del lavoro hanno provato a fare nelle scorse settimane proponendo percorsi, idee innovative, modalità attuative che, da noi in Molise, ce le sogniamo. O, anche, come sono riusciti a fare tanti sindaci, qualche mese addietro, quando qui si dovevano cogliere le opportunità di speciali finanziamenti in arrivo da Roma (che, peraltro, stanno arrivando proprio in queste settimane). Confronto, ascolto, partecipazione, democrazia praticata davvero. Rispetto. Un po’ di umiltà da parte di chi comanda, un’ottica di servizio alla comunità, l’apertura mentale nell’ascoltare e nel recepire suggerimenti e suggestioni, la volontà di costruire progetti e di realizzarli poi, con ognuno che fa la propria parte e senza confusione e sconfinamenti. Ma progetti veri, piste di lavoro, speranza concreta per la nostra terra e le sue genti.

Questo il vero desiderio che, senza vergogna, metto qui davanti a tutti voi. Se torneremo un po’ più normali, il percorso collettivo tornerà ad essere meno tortuoso, la vita di ognuno meno problematica quando non angosciosa, il Molise continuerà ad essere il posto magnifico, dove la buona sorte ci ha fatto nascere e vivere.

Auguri ad ognuno e a tutti quanti. Il 2021 sarà un anno fantastico, se solo i molisani lo vorranno

 Tecla Boccardo

Boccardo: “Inserito in manovra emendamento per i precari del terremoto. La Regione non segue le dinamiche nazionali”

È stato approvato in Commissione bilancio l’emendamento alla Manovra che abbiamo chiesto con determinazione attraverso un intervento parlamentare, relativo alla stabilizzazione del personale che opera nel cratere da 18 anni. Il Molise era  stato inizialmente escluso, nonostante anche qui ci siano precari stabilizzabili che hanno lavorato per la ricostruzione post-sisma dal 2002 e che continuano ad operare in diversi uffici, con disparate mansioni.

 Attraverso una breve formula aggiunta all’emendamento, si permetterà anche ai precari molisani di fare un Natale con qualche speranza in più sulla loro possibile stabilizzazione, che passerebbe per la legge di Bilancio nazionale.

 Ringrazio le parlamentari molisane per l’impegno profuso e la squadra di Governo per l’attenzione rivolta alle sollecitazioni della Uil, sia nazionale che Molisana, entrambe attive su questo fronte. Ci rammarica, tuttavia, constatare ancora una volta la superficialità della nostra classe politica regionale, che non si è neppure accorta che il Molise era stato dimenticato da questa importante opportunità, forse perché troppo concentrata sulle sue poltrone piuttosto che sulla garanzia dei posti di lavoro e poco aperta al confronto.

 E chiediamo in questa circostanza più attenzione al tema dei precari, partendo da quelli dove è stato siglato un protocollo d’intesa, tra Organizzazioni sindacali e Regione,  per la stabilizzazione attraverso la legge Madia, ma che non si sta rispettando nonostante gli accordi e l’urgenza di coprire i posti vuoti lasciati dai numerosi pensionamenti di questi ultimi anni

 Questa continua autoreferenzialità e questo disinteresse alle necessità dei cittadini e dei lavoratori rappresenta il peggior limite al futuro e allo sviluppo del nostro territorio.

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Boccardo: “Non una giornata di semplici celebrazioni. Serve agire!”

Sono milioni le donne in Italia che vivono quotidianamente situazioni di disagio, di paura e che subiscono violenza a vario titolo. Ormai, purtroppo, non è più un evento o una casualità, ma un fenomeno strutturale a tutti gli effetti.

Sono decenni, secoli, che l’atteggiamento di prevaricazione verso mogli, madri, figlie, conviventi aumenta e si evolve assieme alla nostra società. Se secoli fa la donna era segregata in casa oggi viene minacciata e ricattata attraverso i social e i nuovi strumenti tecnologici.

Purtroppo, anche le violenze si sono aggiornate!

Una consuetudine, sempre più triste, che non conosce età, classe sociale, livello di istruzione e che è accomunata dall’essere legata a silenzi insopportabili, a omertà, a “incomprensibili comprensioni”, con la conseguenza che la quasi totalità delle violenze rimane sommersa per timore di ritorsioni ma spesso per paura di giudizi, magari perche qualcuno può affermare:  “se l’è andata a cercare”.

E purtroppo lo Stato non sempre riesce a porsi come argine al fenomeno, attraverso l’applicazione degli strumenti normativi che pur esistono, ma che necessitano anche di risorse per essere applicati.

I centri antiviolenza, ad esempio, non ce la fanno a resistere perché i finanziamenti non arrivano o arrivano tardi, con la conseguenza di chiudere e abbandonare donne, madri con figli, al loro destino.

E purtroppo siamo dinanzi al finanziamento destinato solo al contrasto dell’emergenza, quando ormai il fatto è compiuto, senza ancora arrivare a monte: alla formazione dei giovani su una cultura di non violenza, di rispetto, di eguaglianza.

Da lì servirebbe partire: dai futuri uomini. I sistemi educativi hanno il compito di forgiare gli adulti del domani, rendendoli partecipi di un processo educativo che punti a raggiungere comportamenti degni di chi si accinge e dovrà essere “Uomo”

Oggi, invece, siamo ancora a celebrare questa giornata, tra frasi fatte e slogan, ma da domani si torna alla normalità. Alle quattro mura, teatro di veri e propri orrori, sicuramente aumentati dall’emergenza Covid che ci ha obbligati in casa per mesi. Pensiamo per un momento a quante violenze sono state consumate nel corso dei lockdown. E’ davvero agghiacciante e confermato dai dati ISTAT rispetto ai contatti verso i numeri di soccorso.

Come sindacati stiamo aumentando parecchio il lavoro e la pressione su questo tema, incontrando i Ministri competenti, chiedendo maggiore impegno, maggiori fondi, maggiori iniziative.

Per la Uil è necessario, fare informazione e costruire azioni di prevenzione e accoglienza per individuare le situazioni di rischio, rilevare i casi già in atto e dare vita a una rete di sostegno. A tal fine, è importante una maggiore consapevolezza del fenomeno, attraverso forme di informazione e sensibilizzazione culturale, insieme a una visione sistemica tra famiglia, scuola, servizi sociali e sanitari, associazioni, autorità giudiziarie e operatori che lavorano a stretto contatto con i bambini e le famiglie.

Ovviamente, tutto ciò potrà esser realizzato soltanto attraverso  il potenziamento dei centri di ascolto sul territorio e verso i quali ci aspettiamo un forte impegno anche da parte delle Istituzioni regionali che hanno la piena titolarità e la competenza reale e morale di contribuire a combattere questo triste fenomeno.

 

“Se non siamo gialli, non ci piace”, sulla pelle di cittadini e lavoratori

“Qui si continua con la logica dell’uomo solo al comando, come se davvero si trattasse di una corsa ciclistica. Che ha come premio non la maglia, ma la patente di regione di colore giallo. Come se, invece, tutto intorno a noi, in Molise, non fosse un disastro” Scorata ma determinata al tempo stesso la Segretaria generale della UIL, Tecla Boccardo. Che argomenta: “Un fallimento annunciato quello che oggi è sotto gli occhi di tutti! Sono mesi che continuiamo a denunciare gli errori, abbiamo chiesto alle istituzioni di collaborare lealmente ma nessuno ci ha ascoltati, non è stata mai istituita la Commissione sicurezza, come previsto dal Protocollo di luglio. Sarebbe stato un importante segnale di collaborazione e utilizzo di competenze. Indispensabile strategia perché questa partita la si vince solo uniti, altrimenti il virus travolgerà tutto e tutti, anche la coesione sociale e l’armonia nelle famiglie, l’impegno nel lavoro.”

 “Questa seconda ondata che colpisce anche il Molise – continua la sindacalista – evidenzia tutti i pericoli e le fragilità del nostro sistema. Ammalarsi in Molise era già un rischio prima del Covid, ora tra boom di contagi, focolai in case di riposo, carenza di medici e personale sanitario, nessuna strategia condivisa e convincente… è diventato una vera disgrazia. Faccio un breve ripasso: l’Ospedale di Campobasso di fatto ormai praticamente “chiuso” e trasformato in centro Covid, reparti che vengono sempre più compressi per far spazio a questi pazienti, il cui numero cresce di ora in ora. Il personale, storicamente sottorganico e super sfruttato, che ora mette a rischio la propria salute e quella dei familiari suoi, ormai allo stremo delle forze.”

 Problemi che vengono da lontano, a parere della Boccardo. “Il nostro sistema sanitario, da anni in piano di rientro, non è in grado di garantire i livelli minimi di assistenza a partire dai territori. E, quando l’epidemia è arrivata, abbiamo registrato un intollerabile e ingiustificabile tempo perso nel prepararsi a questa seconda ondata e i ritardi nell’affrontare con piani efficaci l’emergenza Covid. Troppa attenzione, di chi se ne sarebbe dovuto occupare, a magnificare le proprie competenze e capacità di relazione con i palazzi romani, troppe inconcludenti comparsate in televisione. E allora: la scelta di non realizzare un ospedale Covid dedicato, nonostante le richieste della stessa maggioranza del consiglio regionale. Ora, con l’ondata dei contagi, si attendono due ospedali da campo per provare a reggere evitando il collasso, dare respiro ai reparti saturi, destinare altrove le ambulanze che sostano davanti ai Pronto Soccorso. Sperando che insieme alle strutture arrivino anche medici e paramedici per gestirle e, soprattutto, ossigeno e medicine per curare i malati. Meno male che c’è il personale sanitario e tutto il mondo del lavoro che gira attorno alla sanità che sta affrontando con grossi sacrifici l’emergenza, auto organizzandosi in assenza di qualcuno che programmi per bene. Meno male che ci sono i Sindaci, anch’essi lasciati da soli e con pochi strumenti ad affrontare questa emergenza,nelle loro comunità e al fianco dei cittadini che, altrove, non trovano né ascolto, né rispetto dei loro diritti.”

 La leader sindacale non si meraviglia nemmeno della tanta attenzione dalla stampa e dalle televisioni nazionali: “Le ultime inchieste giornalistiche stanno evidenziando l’incapacità di gestione e i ritardi inaccettabili dell’emergenza sanitaria di un sistema sanitario da anni commissariato per arginare una voragine debitoria che, invece di diminuire, cresce. Da qui i tagli selvaggi di strutture, reparti, personale, interi ospedali – come Larino e Venafro – cancellati dal territorio per eliminarli dai bilanci. Spariti i medici di base e gli ambulatori territoriali. Da noi a crescere è stata solo la mobilità passiva, il debito e la preoccupazione dei cittadini.”

 “E allora teniamoci la zona gialla, che tanto piace alla nostra politica come se fosse la patente di buona amministrazione, oculatezza, professionalità messe in campo nell’emergenza. Senza, per carità, occuparci della povertà che cresce, del crollo dei consumi, dell’andata in crisi di intere filiere produttive che erano (o avrebbero potuto essere) le nostre eccellenze, dal turismo alla ristorazione, dal commercio all’artigianato. Saracinesche abbassate che chissà se riapriranno mai, fallimenti di piccole e medie imprese, disagio anche di quelle più strutturate.”

 Accusa finale: “Tutto questo non si vede da Via Genova, dai palazzi del potere trasformati in un fortino impenetrabile, pur di tenere fuori i lavoratori della Gam sempre più in pericolo, gli edili in stato di agitazione perenne, gli artigiani e commercianti alla canna del gas, gli stessi operatori della sanità stanchi di essere chiamati eroi e poi calpestati nei diritti, i pensionati che attendono una sanità di territorio e un supporto nella non autosufficienza, gli imprenditori che pure qualche idea di sviluppo economico l’avrebbero. Fuori c’è il disagio, la preoccupazione, la sofferenza. Dentro qualcuno ha messo in fresco la bottiglia di spumante perché sia pronta per Natale e per gli auguri per l’anno entrante. Ma che ci sarà mai da festeggiare…”

Boccardo scuote la testa.

CGIL, CISL e UIL: “Pretendiamo risposte da chi gestisce la sanità. Non abbiamo più tempo per rimpalli di responsabilità”

I dati degli ultimi giorni evidenziano una crescita esponenziale dei contagi da covid-19 con il conseguente aumento di pressione sul lavoro degli operatori sanitari, che a breve saranno inondati dall’ulteriore sovraccarico dovuto alla stagione influenzale. Evenienza che rischia di far collassare le strutture ospedaliere, al punto di non poter più garantire la continuità assistenziale a discapito di altre patologie, anche molto gravi, che chiaramente non si fermano perché siamo in emergenza COVID.

 

A questo si aggiunge la conclamata carenza strutturale della medicina territoriale, ridotta ai minimi termini e quella atavica di medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari, che si sta manifestando maggiormente a causa dei numerosi contagi. A tal proposito: chi dovrà essere sostituito, come lo sarà e da chi? Non vorremmo che questa ulteriore grana spingesse verso l’accorpamento o la sospensione di tutte le prestazioni ospedaliere ordinarie.

Non c’è più tempo da perdere!

 

Chiediamo un cambio di strategia vero e tangibile. Basta con gli show televisivi e le promesse. In otto mesi di pandemia non si è proceduto a un’adeguata riorganizzazione del sistema sanitario nel suo complesso con gravi conseguenze per la tenuta del sistema, in queste ore sempre più evidente. “Curare i malati a casa” è stata l’imperativo del Governatore Toma, con la promessa di non vedere mai più la gente sovraffollare i pronto soccorso, sono state istituite a mala pena le unità speciali USCA, ma il sistema sanitario ancora troppo disomogeneo e senza un vero potenziamento della rete territoriale  e ospedaliera è vicino al collasso: troppi infetti al pronto soccorso, troppi ricoverati nei reparti di malattie infettive, non solo al Cardarelli, ma anche, inopportunamente, in altre strutture ospedaliere non Covid.

A nostro parere, lo ribadiamo, urge un centro Covid dedicato e riusciremo a reggere a questa seconda ondata  solo si potenzierà velocemente e se funzionerà la medicina territoriale e saremo in grado di tenere e curare a casa le persone ma ciò non deve significare lasciarle nel dimenticatoio.

E allora, servono investimenti subito per: prevenzione, assunzioni straordinarie di personale, strumentazioni, implementazione delle strutture territoriali, assistenza domiciliare e di strutture di prossimità, centri d’assistenza di positivi asintomatici, strutturazione adeguata della rete ospedaliera, attraverso il potenziamento della terapia intensiva e sub intensiva, nonché  per il trasporto di malati Covid e non Covid.

 

Urge profilare e attenzionare la fascia di popolazione non autosufficiente e riorganizzare totalmente il sistema delle strutture residenziali per anziani, troppo spesso isolate dal contesto e dotate di personale insufficiente, con il risultato di diventare focolai di diffusione. Quello che si è verificato durante la prima ondata dell’emergenza, difatti, si sta già ripresentando.

Non possiamo aspettare di arrivare al collasso prima di agire con interventi concreti: la politica ha già perso tempo in questi mesi e il personale dei pronto soccorso e della terapia intensiva è già ridotto all’osso e provato da un virus che non si è mai fermato.

 

CGIL CISL e UIL disapprovano il comportamento del Presidente della Regione e dei Commissari alla sanità che continuano nella scelta di non volersi confrontare, magari impegnati in questo classico rimpallo di responsabilità dovuto a presunti “perimetri di competenza” ma che sanno tanto di scaricabarile.

Allora, per facilitare il tutto, poniamo delle domande a entrambi, sperando in una risposta e non in uno scarico l’un l’altro.

Cosa si sta facendo, nel concreto, per evitare il collasso del sistema ospedaliero?

Si sta davvero facendo tutto il possibile per deviare la rotta che ci porterà al collasso del sistema sanitario o si spera che arrivi un vaccino o delle cure efficaci come  soluzione al problema?

Come si sta pensando di evitare che medici, infermieri, operatori socio sanitari ripiombino in ritmi insostenibili, con carichi di lavoro disumani e ad altissimo pericolo di contagio?

Come si garantiranno ai Molisani i servizi sanitari essenziali?

Quali sono le azioni in programma rivolte alle persone più fragili, distanti dai presìdi sanitari? Oltre alle misure di confinamento che hanno blindato le RSA e RA cosa è stato fatto per proteggerli?

Non vorremmo che questa silenziosa e taciturna attesa, celi la trepidante attesa che il Governo nazionale metta in campo ulteriori limitazioni, auspicando che in questo modo si risolvano questi e altri problemi.

Il Presidente ha detto che è tutto sotto controllo  (pur se i cluster non lo sembrano) e che i dati sono aggiornati e monitorati. Noi non siamo esperti di numeri come lui, ma riteniamo che quei dati vadano letti, interpretati, meglio utilizzati per prevenire e parametrarli alla realtà, relativamente alle conseguenze che possono portare.

 

Alle condizioni attuali, senza essere contabili, immaginando  un andamento costante di contagi e di conseguenti ricoveri, non si ha troppo spazio per la fantasia e siamo obbligati a chiedere risposte a queste domande.

Abbiamo poco, pochissimo tempo per affrontare le questioni e tentare un intervento.

Tra giorni, se non ore, sarà già troppo tardi e le responsabilità saranno di chi non ha voluto ascoltare!

 

STAVOLTA, GLI APPLAUSI NON BASTERANNO!

 

 CGIL                                 CISL                       UIL

Paolo De Socio          Giovanni Notaro        Tecla Boccardo

“il virus corre veloce. La politica regionale e’ lenta”

“Sul fronte del virus, anche in Molise la situazione è seria, molto seria. Ma non sembra che, chi dovrebbe prendere in mano la situazione, se ne avveda. Sperando, forse, che tutto prima o poi si sistemi da sé. Sono anni che così si procede da noi, fra irresponsabilità e fatalismo, perché mai questa volta dovrebbe andare diversamente?” Amara denuncia, quella della Boccardo, che torna, come periodicamente fa, sul tema della sanità molisana malata, al collasso praticamente. “In questa seconda ondata, salgono i contagi ovunque e questa volta la corsa del virus non risparmia neppure il Molise. Se questo trend continuerà anche nelle prossime settimane, la fase di ‘contenimento’ dell’epidemia sarà sempre più complicata. Cresce pertanto la preoccupazione tra gli operatori sanitari che a breve saranno inondati dall’ulteriore sovraccarico della stagione influenzale. Serve, URGENTEMENTE, un potenziamento dei servizi territoriali – nostra vera carenza strutturale – e rendere ancora più efficienti le attività di testing e tracing (in buona sostanza i tamponi ed il tracciamento dei contatti avuti da chi risulta positivo).”

“A 8 mesi dall’emergenza– continua l’analisi della leader della UIL – sembra che non si sia ancora imparata la lezione: i lavoratori lamentano la carenza dei dispositivi di protezione e non si conosce ancora qual è la situazione per i vaccini al personale sanitario. Nel frattempo, fra la popolazione crescono preoccupazioni e lamentele per il mancato potenziamento delle USCA, le unità speciali di continuità assistenziale, nate con il compito di seguire i casi sospetti o conclamati di Covid-19 direttamente a casa. Ancor più fallimentare, nella nostra regione, l’operazione per assumere infermieri di famiglia, prevista a maggio dal decreto rilancio. Queste nuove figure professionali dell’ambito sanitario,assunte per rafforzare il territorio e diventare una nuova figura di riferimento per le famiglie, avrebbero potuto essere ulteriormente incrementate grazie alle disponibilità economiche messe a disposizione dal decreto. Ma da noi, a tutt’ora, poco si è fatto.  Il Molise è in ritardo  anche rispetto ai posti letto per terapie intensive: sono 26 i posti che non sono stati ancora attivati, nonostante i ventilatori siano stati inviati e altri siano disponibili, come dichiarato alla stampa dal commissario nazionale Arcuri.”

Di tutto questo ci si dovrebbe occupare, su questi temi ci dovrebbe essere un confronto ed un dibattito in corso. Ma così non è, fa rilevare la Segretaria generale della UIL Molisana. “Continua, purtroppo, l’assenza di un reale confronto della Regione con gli operatori sanitari che operano in prima linea. La Regione non ha fornito risposte alle richieste avanzate dal sindacato, in particolare per quanto riguarda la necessità di un immediato incremento degli organici tramite assunzioni in grado di rafforzare il sistema sanitario regionale pubblico. Con il rischio che, in questa difficile fase nella quale vanno potenziati i servizi per l’emergenza e si potrebbe dover sopperire alle assenze di personale positivo sintomatico, la carenza di personale spinga la regione a sospendere nuovamente le attività non urgenti.”

Per questo, anche per questo, la Sindacalista della UIL ribadisce la richiesta da tempo avanzata unitamente a CGIL e CISL: “convocare tavoli permanenti di confronto sindacale sulla gestione dell’emergenza e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a livello regionale ed aziendale. Per garantire che la sanità non vada in crisi, serve individuare senza ulteriore ritardo percorsi che consentano d’investire subito in assunzioni, strumentazioni e spazi e conoscere i nuovi Piani d’emergenza.”

Dipendenti pubblici, Boccardo: “I più presenti sui posti di lavoro, ma tuteliamo la loro salute”

La UILPA nazionale, che si si occupa dei lavoratori delle PA, osserva quanto sia preoccupante l’aumento dei casi di positività al Covid-19 che si sta registrando negli uffici pubblici. Questo anche a causa di una fondamentale difficoltà nel gestire l’emergenza nei luoghi di lavoro. Rientri di personale mal coordinati, sanificazioni e fornitura di DPI assenti, noncuranza e superficialità nel gestire situazioni di emergenza conseguenti ai casi di positività. Così la Segretaria della UIL Molise Tecla Boccardo che sottolinea come “Rispetto al protocollo sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali e dal Ministro della Pubblica Amministrazione, che prevede di concordare i percorsi con le rappresentanze dei lavoratori, sono ancora troppe le Amministrazioni reticenti che, oltre al tentativo di imporre decisioni unilaterali, si stanno rivelando non all’altezza di governare le situazioni di emergenza e protezione”.

 

La questione,  prosegue Boccardo , riguarda da vicino anche i dipendenti pubblici molisani che restano in attesa, nelle singole realtà lavorative, di indirizzi più chiari, parametrati sulle necessità, sulle esigenze e sulle strutture, compresa la riorganizzazione funzionale in smart working.

In alcuni uffici, ad esempio, si è arrivati alla mobilitazione del personale proprio perché non si intravedono soluzioni alle legittime richieste del personale.

Come UIL, a ogni livello, abbiamo più volte avuto modo di sottolineare che l’Italia nei mesi del lockdown ha funzionato anche grazie a questi lavoratori e ricordiamo la  lor volontà  che dallo Smart working sono rientrati in servizio, considerata la grande importanza e responsabilità della macchina pubblica in una fase emergenziale come quella che stiamo attraversando. Ma a patto che restino ferme le necessarie condizioni di sicurezza e di tutela della salute, non soltanto per i dipendenti ma anche per i cittadini.

 

Dunque, anche alla luce dell’attuale situazione di incertezza, con un futuro ambiguo rispetto all’andamento del virus e dei contagi, senza contare il prossimo arrivo dell’influenza stagionale, urge programmare nel dettaglio il rientro e le turnazioni dei lavoratori, con le relative  modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative, per la pianificazione delle operazioni di sanificazione, di distribuzione dei dispositivi individuali di protezione e soprattutto dell’impostazione degli interventi necessari nell’eventualità di insorgenza di casi di positività.

 

E proprio sull’impatto dello smart working nel Pubblico impiego, ricorda Boccardo, rileviamo grazie ad un nostro studio nazionale che poco più del 16% dei dipendenti pubblici ne ha beneficiato,  contro il 58% delle grandi imprese, rimarcando come questo istituto abbia interessato in modo prevalente il mondo del lavoro privato.

Oggi però, è necessario adoperarsi per ottenere risultati concreti ed efficienti in termini di funzionalità della Pubblica Amministrazione, anche con riferimento all’applicazione e individuazione chiara e immediata delle funzioni attivabili in Smart Working, il quale necessita di regolamentazione e di dotazioni strumentali appropriate oltre che un’idonea formazione.

 

Stiamo entrando in una fase di ulteriori limitazioni, per evitare di ricadere nelle circostanze di aprile.

Ebbene, considerato che la macchina della PA non può permettersi rallentamenti nella fase di rilancio del paese e i suoi dipendenti – per quanto continuino comunque a essere additati tra privilegiati nonostante questa forte testimonianza di dedizione e responsabilità resa ai tempi del COVID – chiediamo che chi ha potere decisionale, a ogni livello, si assuma le proprie responsabilità e metta in campo strumenti idonei.

 

Il sindacato, conclude la leader della UIL,  è pronto a discutere e ridisegnare ogni percorso utile affinché i lavoratori pubblici siano tutelati e messi nelle condizioni di continuare a operare in sicurezza o se necessario da casa, al pari di qualsiasi altra categoria di lavoratori.

Sicurezza degli operatori sanitari: “Lo Stato approva una Legge, dalle Istituzioni molisane mai un cenno”

“Da sempre la sicurezza e la tutela dei diritti dei lavoratori delle Pubbliche Amministrazioni e’ stata al centro della nostra azione sindacale, anche attraverso una petizione di due anni fa per una proposta di legge intitolata “SICUREZZA NEI POSTI DI LAVORO CONTRO LE AGGRESSIONI AL PERSONALE DIPENDENTE” che ci vide impegnati nella raccolta di firme dinanzi i presìdi ospedalieri, anche molisani”.

Così la Segretaria generale della UILFPL Molise, Tecla Boccardo, facendo eco alle dichiarazioni nazionali della categoria.

“Le nostre richieste, perpetrate negli anni, sono state sempre chiare: la rivalutazione del valore della figura dell’operatore sanitario al pari di un pubblico ufficiale, garante di un servizio quale il diritto alla salute; l’istituzione di Comitati per la sicurezza con il compito di segnalare e proporre strategie per prevenire le aggressioni al personale; la modifica dell’art.61 del codice penale, che prevedeva pene più gravose per chi commette violenza ingiustificata a danno degli operatori; punti fissi di Polizia nei presidi ospedalieri e servizi attivi di video-sorveglianza.

Ebbene, dopo mesi di battaglie di qualsiasi ordine e a diversi livelli, tutto questo è  FINALMENTE LEGGE!”

 “ll Parlamento, spiegano dalla UILFPL,  ha approvato il Disegno di Legge che punisce con la reclusione da 4 a 10 anni (per lesioni gravi) e da 8 a 16 anni (per lesioni gravissime) e con sanzioni da 500 a 5 mila euro chi si rende responsabile di aggressioni verso gli operatori del settore sanitario e socio-sanitario. Non solo, la legge prevede anche protocolli operativi con le forze di polizia per garantire interventi tempestivi e l’istituzione di un “Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie” presso il Ministero della Salute con lo scopo di monitorare gli episodi di violenza ed eventi sentinella che potrebbero degenerare in episodi violenti.

Con la nuova Legge viene inoltre istituita la “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari.

Una battaglia vinta insieme ai nostri rappresentanti sindacali sui territori e alle migliaia di lavoratori e lavoratrici che hanno da sempre sostenuto, insieme a noi, la necessità di mettere fine alle violenze e alle aggressioni sui posti di lavoro.”

Prosegue Boccardo: “La battaglia della nostra categoria, condotta anche in Molise, ha ottenuto finalmente uno strumento legislativo  per difendere gli operatori.

Mentre lavoravamo su fronte nazionale, a livello locale chiedemmo alla politica e all’Asrem di attivare un monitoraggio e un maggior presidio e controllo delle guardie mediche, spesso confinate in zone periferiche,  ma sempre senza un minimo riscontro.  

Oggi siamo soddisfatti comunque, perché dopo aver affiancato la battaglia nazionale per ottenere una legge ad hoc,  abbiamo anche sensibilizzato a livello territoriale sulla nostra idea di sicurezza per gli operatori della sanità e finalmente un risultato si è raggiunto. Un ottimo risultato!

Conclude la Segretaria: “Ringraziamo chi ha inteso sposare questa causa a livello nazionale, ma purtroppo lo stesso non possiamo fare sul territorio nei confronti di chi dinanzi alle aggressioni e alle nostre sollecitazioni ha voltato la testa, special modo quando a subirle sono state  donne, spesso sole nelle guardie mediche, vittime anche di violenza e colpevoli “solo” di svolgere la loro missione”.

Ripartire dal Lavoro – CGIL, CISL e UIL il 18 settembre ad Isernia

Dopo l’iniziativa del 29 luglio scorso tenutasi in piazza Santi Apostoli a Roma,
Notte per il Lavoro”, il sindacato unitariamente torna in piazza in tutta Italia.
Purtroppo le tante questioni che aspettano risposte dal Governo ancora non sono state
adeguatamente affrontate e i cittadini non possono più attendere.
Oggi è iniziato l’anno scolastico tra incertezze, timori e tante contraddizioni rispetto alla riapertura delle scuole, l’assegnazione delle cattedre, in attesa di conoscere come la Ministra intenda avviare i concorsi. Una inammissibile confusione normativa, da deficit occupazionale e da carenze strutturali, dovuta anche alla negazione di un confronto con le organizzazioni sindacali, che sicuramente avrebbe aiutato la ricerca di soluzioni adeguate.
Attendiamo una decisa azione specifiche rivolta alle le fasce più deboli, attraverso azioni
specifiche per le persone non autosufficienti, per i meno abbienti e per i pensionati di questo Paese che continuano a pagare gli effetti di una crisi senza precedenti.
Aspettiamo, poi, se le parti datoriali porteranno a conclusione le procedure di rinnovo
dei contratti. Una questione spinosa, in taluni casi inammissibile e irrispettosa, che
interessa milioni di lavoratori di tanti settori che da anni attendono un adeguamento
contrattuale.
Proprio a tal riguardo, l’incontro che i Segretari generali di CGIL Cisl e UIL hanno
avuto con il Presidente di Confindustria è stato chiaramente indicativo sul futuro delle
relazioni che il sindacato porrà in essere:senza il rinnovo dei contratti non può esserci
un dialogo serio e proficuo.
A questi e altri temi, non ci sono state risposte da parte del Governo, che ha varato
circa un mese fa il Decreto Agosto, dove nonostante le tante attese e speranze riposte, si sono riscontrate pochissime luci e molte ombre.
Oggi, siamo ancora in una fase di crisi, in un contesto sociale difficile, condizionato da
un immobilismo politico che non lascia intravedere un impegno concreto rispetto alla
necessità di operare scelte condivise in grado di cogliere le opportunità che le risorse
europee, Recovery Fund e lo stesso MES, sarebbero in grado di realizzare.
Servono nuove risposte in particolare per giovani, donne e pensionati che in questi mesi hanno pagato, più di altri, per la mancata pianificazione di misure in grado di garantire un supporto concreto.

In questo contesto e per questi motivi CGIL, CISL e UIL hanno confermato per il
prossimo 18 settembre una Giornata di Mobilitazione Nazionale che sarà caratterizzata
da iniziative territoriali in tutte le regioni italiane, dal titolo: “RIPARTIRE DAL
LAVORO”.

Le iniziative regionali saranno organizzate di mattina e sarà previsto un numero
definito di posti a sedere per tutti i partecipanti, per garantire il rispetto delle
normative vigenti per il contenimento del Covid.

In Molise la sede indicata per l’iniziativa dalle Segreterie regionali è Isernia.