Boccardo, UIL: “I dati confermano il disastro molisano!”

Un primato e senza soluzione! 

Il rapporto annuale sulla qualità della vita vede ancora una volta il Molise fare sempre più passi indietro,  sia in provincia di Campobasso che Isernia, mai un passo avanti.

Così la segretaria della UIL Molise, Tecla Boccardo.

La nostra regione è un malato terminale con una politica incapace di curarlo! 

Pessimi i risultati praticamente in tutti i settori:  è in fondo alle classifiche a livello nazionale per reddito e ricchezza, Campobasso passa dalla posizione 78 all’ 81, mentre va meglio a Isernia che si piazza al 75esimo posto.

Ma è soprattutto per l’offerta sanitaria pubblica che crollano i dati e che a causa delle vergognose  decisioni contenute nella nuova proposta del POS , continueranno a peggiorare a danno dei molisani, dei malati, dei lavoratori e delle strutture sanitarie, sia pubbliche  che private.

Prosegue la sindacalista: “La cosa che più mi indigna è che le criticità sono sempre le stesse eppure di anno in anno anziché risolverle la situazione crolla inesorabilmente. 

L’Italia è spaccata in due e nel nostro sud si retrocede solamente. Il Molise soffre per tantissime problematiche:  dalle infrastrutture vetuste, al lavoro povero, piuttosto che i servizi pubblici inesistenti come sanità, trasporto pubblico, formazione… 

Parliamo di un territorio con delle potenzialità  immense ma che invece viene relegato dalla cattiva amministrazione agli ultimi posti di qualsiasi graduatoria. 

Cosa fanno altrove per scalare addirittura la classifica?

 Continua Boccardo  “La politica del fare, almeno provarci,  sarebbe già un segnale forte. Qui i nostri giovani sono costretti ad emigrare, lo stato economico, sociale e produttivo è in grande difficoltà e nessuna soluzione si vede all’orizzonte.

Io e la nostra Organizzazione continueremo a batterci per denunciare, manifestare e cercare soluzioni concrete affinché si riescano ad eliminare le diseguaglianze che per incapacità politica i Molisani sono costretti a sopportare e pagare sulla propria pelle”.

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