Serve una rivoluzione ospedaliera? Probabilmente si

Medici e operatori in quarantena; serve una rivoluzione ospedaliera? Probabilmente si.

Per quanto i lavoratori stanno facendo fronte ogni giorno rispetto a questa situazione, con spirito di abnegazione ed enorme sacrificio, non possiamo più soffermarci e adagiarci solo sul loro sforzo, proprio perché non abbiamo contezza di come questa emergenza potrebbe evolversi.

Serve una adeguata e convinta modifica organizzativa per affrontare l’espansione del virus e per dare a tutti i pazienti il massimo delle cure nonostante la presenza del Coronavirus.

Vista la difficoltà anche logistica e strutturale, alla luce delle quarantena di interi reparti nei nostri nosocomi, l’idea di rimettere in campo alcune strutture ad oggi non valorizzate o dismesse, potrebbe rappresentare una soluzione per fronteggiare l’emergenza in tempi rapidi e in sicurezza.

Maggiore disponibilità di spazio permetterebbe di separare reparti e relativo personale per le diverse tipologie di infezioni, a vantaggio della sicurezza dei pazienti e di una più efficace razionalizzazione del servizio in considerazione dei tempi che si risparmierebbero rispetto ad esempio ai protocolli che prevedono il cambio vestiario dell’operatore che si sposta su patologie diverse, offrendo al paziente il massimo delle cure nonostante il Coronavirus.

Mentre la sola annunciata scelta di prolungare il turno di lavoro a 12 ore solo per gli infermieri di Campobasso, escludendo tutti gli altri operatori sanitari, non ci pare la soluzione migliore per fronteggiare l’emergenza o per garantire la sicurezza del personale.

Poi, se proprio si intende farlo, occorrerebbe far rispettare lo stesso protocollo e la stessa gestione di tutto il personale nei vari presidi della regione e integrare con altre misure.

Forse altro ancora dovrebbe esser fatto prima di questa scelta per tale obiettivo per contenere il contagio, come quella di limitare l’utilizzo del personale dei servizi integrati, i cd. “camminatori”, su più reparti e più servizi o di separare gli spogliatoi per quel personale più a rischio, oggi usati promiscuamente.

La motivazione di questo prolungamento orario sarebbe orientata, a detta dell’Azienda, alla riduzione del rischio di contagio, ma non vediamo in questa singola attività una soluzione efficace, almeno così impostata, special modo perché ad oggi pare mancare proprio il personale sufficiente per garantire la turnazione e la copertura dei turni. E poi, non esiste un’ora “X” per il contagio.

Sul piano dell’efficientamento, l’eventualità di una programmata e temporanea sospensione o accorpamento di alcuni reparti oppure il loro spostamento in altri centri, potrebbe liberare unità di personale da impiegare sul fronte dell’emergenza.

Come tutte le Regioni stanno facendo, urge chiedere finanziamenti al Governo per mettere in campo tutte le misure utili al contenimento dei contagi e alla gestione dei casi, qualora dovessero cominciare a moltiplicarsi.

E in capo a tutte, sicuramente rivendicare la possibilità di assumere nuovo personale e acquistare mezzi di trasporto idonei, come le “ambulanze a decompressione”, anche a valere sulle risorse stanziate dal Governo sull’emergenza, non trincerandosi dietro alle solite problematiche economiche che oggi possono essere superate.

Questa fase di incertezza potrebbe trasformarsi da difficoltà in opportunità per riorganizzare il sistema sanitario e superare i tanti limiti che da sempre evidenziamo ma che oggi stanno venendo prepotentemente a galla.

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